Poco prima che uscisse il nuovo lavoro dei Wardruna – del quale intendiamo parlare prestissimo – Einar Selvik, splendido musicista e frontman del gruppo, ha pubblicato via Lakeshore Records Assassin’s Creed Valhalla – The Wave of Giants, frutto del suo impegno per la colonna sonora del nuovo gioco di Ubisoft, appunto Assassin’s Creed Valhalla. Dal momento che il tema del videogioco è il conflitto fra Vichinghi e Sassoni alla fine del IX secolo, la scelta di un artista come Selvik ha, ovviamente, senso e, a detta di tutti gli appassionati di questo genere di svaghi, conferisce al gioco un valore che va al di là del momento ludico puro e semplice. Alla colonna sonora, che include quasi 50 tracce, oltre a Selvik hanno collaborato, come negli altri capitoli, anche Sarah Schachner e Jesper Kyd; Assassin’s Creed Valhalla – The Wave of Giants contiene però esclusivamente una selezione di dieci brani scritti ed interpretati da Selvik. Il titolo dell’opera, come spiegato da lui stesso, si riferisce a una antica espressione norvegese che significa ‘poesia’ e a uno dei miti riguardanti il dio Odino, che rubò ai giganti il sacro idromele dell’arte poetica. L’obiettivo di questa musica, come spesso nella produzione dei Wardruna cui le dieci tracce sono ampiamente legate, è quello di restituire agli ‘scaldi’ la loro voce anche mediante l’utilizzo di antichi strumenti, lasciando a ogni singola nota il maggior grado possibile di naturalezza. Tutto questo fa di The Wave of Giants un ascolto emozionante e suggestivo anche per chi non conosca il videogioco e, come la sottoscritta, mai lo conoscerà. Dei brani presenti, alcuni hanno carattere evocativo e corale, altri invece, di stampo minimale, se non addirittura scarni, riproducono lo stile dei cantori scaldici. Per esempio il primo pezzo, “Vigahugr – Lust for Battle”, si può definire sicuramente evocativo e di ampio respiro e suggerisce immagini di una solennità quasi maestosa; è lo stesso caso della successiva, bellissima “Dagar eru Taldir – Days Are Numbered” ove la voce vigorosa e meditativa suscita intense emozioni, mentre la dilagante mestizia di “Drenglynda Skáldið – The Steadfast Skald (Skaldic Version)”, concepita come una lenta ballata, si riallaccia invece alla tradizione scaldica e anche la seguente “Lof hins Gjafmilda – Honour To The Generous” si snoda, cadenzata, suggerendo lugubri presagi. Poco più avanti, per chi ama le atmosfere arcaiche e la malinconia che solo i cantori scandinavi sanno accendere, troviamo “Til Vinskapar – To Friendship (Skaldic Version)”, mentre un brano come “Hausbrjótr – Skullcrusher” presenta la caratteristica coralità del campo di battaglia. Vogliamo infine menzionare l’ultimo pezzo della selezione, “Vegurinn til Valhallar – The Way to Valhöll”, dall’arrangiamento più composito, che, dotata com’è di un potere visuale straordinario, conclude con magia e potenza al tempo stesso un disco che, se non ci indurrà a giocare, di certo popolerà i nostri sogni di nordiche fantasie