Förbundet è il titolo dell’ultimo lavoro dei Garmarna, notissimo gruppo folk/rock svedese molto legato alla musica popolare scandinava. La band ha, in verità, una carriera quasi trentennale alle spalle e gode, oggi, di un seguito rilevante; tanti gruppi dediti al folk nordico, che conosce, in questo periodo, un inatteso consenso, hanno tratto dai Garmarna esempio e ispirazione. Coprodotto da Christopher Juul degli Heilung, Förbundet contiene nove ballate folk collegate alla mitologia e alla tradizione: i nostri ne hanno fornito una suggestiva interpretazione appena arricchita da qualche elemento di modernità, ma lasciando intatto tutto il cupo fascino del mondo nordico. Apre “Ramunder”, uscito anche come singolo, che si caratterizza come uno fra i brani più tipicamente folk – il lavoro di Anders Norudde alla nyckelharpa è notevole – raccontandoci di una sorta di guerriero berserkr e delle sue truci gesta. Subito dopo, “Två Systrar”, collocata in un contesto quasi altrettanto torbido, si colora di tinte gotiche e inquietanti ben abbinate allo stile di Maria Franz degli Heilung, che qui contribuisce validamente alla parte vocale. Dagen Flyr” è uno dei pezzi più ‘modernizzati’, con una marcata componente elettronica e una vivace ritmica tribale, mentre la splendida “Sven i Rosengård”, dal contenuto drammatico e sanguinario, evoca immagini di una natura ostica e oscura che rispecchia un dolore austero ma di grande intensità; “Ur Världen Att Gå”, con il suo incedere lento e cadenzato, tratteggia uno scenario di malinconia tragica dominato dal canto struggente della brava Emma Härdelin, sullo sfondo di tristissimi arpeggi. La stessa malinconia dilaga, poi, nella bella ballata “Vägskäl”, ancora una prestazione ammirevole della vocalist, che va di nuovo elogiata nella seguente “Lussi Lilla”, antico brano nordico già inciso nel 1978 dal gruppo folk del passato Folk och Rackare; “Avskedet” torna alle amate cupe atmosfere che sanno di magia e di mito, di foresta e nubi, che gli strumenti tradizionali rendono con realismo e suggestione. Si passa quindi, senza soluzione di continuità, alle note di “Din Grav” un finale brevissimo ma estremamente incisivo, che conclude in un clima sospeso e visionario un album tutto da godere.