L’IMPORTANZA DELLA CASA EDITRICE MARABOUT

Nel panorama della letteratura fantastica europea e francofona troviamo numerosi autori di grande interesse da noi ancora sconosciuti. In particolare la scuola belga può vantare diversi scrittori che sono assolutamente da riscoprire. Si tratta di un filone aureo le cui pepite si possono rivenire nella collana Marabout che fu fondamentale nella diffusione della letteratura fantastica belga ed europea a livello “popolare”. Nel suo catalogo sono stati pubblicati tutti i maggiori scrittori belgi fra cui Jean Ray, Thomas Owen, Michel de Ghelderode, Jacques Starnberg, Gérard Prévot oltre ai francesi Claude Seignolle e Marcel Brion. Sono inoltre stati proposti molti classici della letteratura dell’orrore europea come Gustav Meyrink, Hanns Heinz Ewers, Arthur Machen, Bram Stoker, Matthew Gregory Lewis e Charles Robert Maturin. L’estetica della casa editrice si pone nel solco di un “fantastico umano”, di stampo gotico e nordico. Gli autori belgi rivelano quindi una sensibilità alla materia fantastica che è suggestionata dal bizzarro, dallo strano, da un’atmosfera sottilmente inquietante che sembra lontana da quella “cosmica” di un H.P. Lovecraft. L’esplosione di Marabout agli inizi degli anni ‘60 fu possibile anche grazie al clima favorevole che si era creato nel frattempo in Francia (da ricordare l’importanza della rivista Fiction che presentò Jean Ray) verso la fantascienza e il fantastico (H.P. Lovecraft è stato scoperto e valorizzato in Francia negli anni ‘50). Nel 1961 venne pubblicata da Marabout la leggendaria antologia di Jean Ray Le vingt-cinq meilleures histoires noirs e fantastiques. La casa editrice decide quindi di sviluppare una politica editoriale ambiziosa che si pone a metà fra letteratura alta e popolare. La grafica e le illustrazioni di copertina si legano alla tradizione pittorica del Belgio: i volumi Marabout hanno contribuito a creare una nuova estetica del fantastico anche grazie alle illustrazioni di Henri Lievens, il Karel Thole del Belgio. L’esistenza di una scuola fantastica belga dedita al bizzarro e al weird si rafforza sempre più man mano che nel catalogo compaiono i nomi (oltre che di Jean Ray), di Thomas Owen, Michel de Ghelderode, Franz Hellens, Marcel Thiry e, nel 1971, di Gérard Prévot, poeta drammaturgo e romanziere, la cui prima raccolta, Le démon de février, ha una breve postfazione di Franz Hellens che sottolinea il carattere poetico dell’opera.

Se Jean Ray lo conosciamo ormai abbastanza (ma per la verità manca all’appello ancora molto materiale importante come il romanzo La cité de l’indicible peur, numerosi racconti e la serie di Harry Dickson) non così si può dire di Thomas Owen (di cui esiste solo un’antologia della Panozzo), di Michel de Ghelderode, di Marcel Brion e dello stesso Gérard Prévot di di cui sappiamo pochissimo.

Ora qualcosa, per quanto concerne la letteratura francofona e belga, si sta muovendo: le Edizioni Hypnos, dopo Jean Ray, hanno pubblicato J. H. Rosny ainé e si apprestano a presentare anche Claude Seignolle mentre l’editore milanese Alcatraz traduce per la prima volta nel nostro paese 2 volumi di Gérard Prévot mantenendo la stessa grafica della Marabout (vengono riproposte le illustrazioni di Henri Lievens) ovvero “Il demone di febbraio” e “La notte del nord”. Entrambi i libri fanno parte della collana “Bizarre” che presenterà in futuro diversi autori del catalogo della casa editrice di Verviers come Thomas Owen. La qualità della carta è però superiore rispetto ai tascabili Marabout. La traduzione è a cura di Luca Fassina.

GÉRARD PRÉVOT

Gérard Prévot (1921-1974) è stato indubbiamente una delle figure più importanti del fantastico belga ed europeo del secolo scorso. Ha partecipato alla Resistenza contribuendo a liberare il suo paese dal nazismo. In realtà è arrivato al fantastico abbastanza tardi ovvero negli anni ‘70 e parte del merito va anche a Jean Baptiste Baronian, scrittore, geniale editore, deus ex machina della Marabout negli anni ‘70 e figura cardine del fantastico francofono (notevole il suo Panorama de la littérature fantastique de langue française) che ha creduto in Prévot come testimonia lui stesso nell’intervista che troviamo in appendice a “La notte del nord” in cui spiega le particolarità del suo stile e delle sue tematiche: “l’eleganza, il classicismo, la proprietà di linguaggio e soprattutto quella sua visione post-romantica, un po’ alla maniera di Gerard de Nerval, l’autore di Viaggio in Oriente. Il fantastico nei suoi racconti gira attorno alla riflessione sul destino degli uomini e sulle loro crisi di identità. Ecco allora che il normale si espande, il tempo e lo spazio assumono significati relativi e l’essere umano si confronta con i propri demoni”.

Tutte caratteristiche che ritroviamo leggendo i racconti di queste 2 antologie. Ci sono delle analogie con Jean Ray (autore amato da Prévot che cita “Il Gran Notturno” come esergo del suo racconto “Gli sparti”): c’è lo stesso amore per le atmosfere brumose del Nord e per le città del Belgio avvolte da una nebbia in cui irrompe il fantastico, per i vicoli solitari e desolati dove un demone sonnecchia in qualche soffitta. Prévot fa entrare il lettore in un’altra dimensione irretendolo in una sorta di labirinto metafisico. Ha uno stile poetico di una purezza cristallina che lo rende unico. Ne La notte del nord troviamo i suoi testi più lunghi come il racconto che dà il titolo all’antologia, un incubo erotico ambientato nei vicoli di Bruges che ci proietta in una dimensione metafisica e allucinata. Alla fine il vero terrore evocato è quello di una realtà in cui diventa difficile capire i confini fra fantastico e reale. Il successivo “Gli sparti” è quasi un romanzo per lunghezza ed è abbastanza oscuro nel suo svolgersi. La vicenda, piuttosto intricata, è ambientata a Ostenda e sulle spiagge del suo amato Mare de Nord: si tratta di un noir con risvolti erotici perversi (c’è la presenza inquietante di una bambina) che sfocia in una storia di fantascienza delirante e originale. Non è facile capire quale siano gli intenti del protagonista che costruisce un marchingegno (denominato “la griglia”) per distruggere la Terra. Il racconto finale ovvero “Lo spettro meccanico” ci parla invece della vendetta di un automa.

I racconti contenuti in Il demone di febbraio sono invece brevi ma molto incisivi. “Il demone di febbraio” è surreale e ha un finale sorprendente. In “Un giardino sull’isola di Arran” troviamo un vecchio soldato dell’esercito tedesco critico con il regime ma con un passato oscuro (aveva controvoglia denunciato un ebreo per salvaguardarsi) che si rifugia in Scozia sull’isola di Arran dove dovrà fare i conti con i suoi fantasmi personali. “Il chitarrista di mezzanotte” è un piccolo capolavoro poetico con protagonisti degli automi che giocano a scacchi e suonano la chitarra. Con “La smemorata” entriamo in una sorta di incubo psicanalitico: una donna è vittima di un’amnesia che le fa dimenticare tutta la sua vita precedente. Crede di trovare la soluzione alla sua smemoratezza nella soffitta dove vede scolpiti dei busti con dei volti che sembrano usciti da un dipinto di Ensor. Il finale macabro è degno di Edgar Allan Poe. Non tutti i racconti sono fantastici: molti si soffermano sulle patologie della mente come in “Corrispondenza”, basato sui deliri di una paziente psichiatrica e del suo corrispondente, nel tetro “Il fuoco purificatore” e nel surreale “Incuranti della pioggia e della nebbia”. “Il cadavere di Beachy Head” parla invece di Percy e Mary Shelley rievocando la tragedia della morte del poeta in mare a Viareggio. “Il valzer vietato” è molto poetico e malinconico e parla del tormentato protagonista Hans Helmuth la cui unica ragione di vita è quella di poter sentire di nuovo il “Valzer dell’addio di Chopin” (da lui ascoltato una prima volta durante l’infanzia) mentre troviamo ancora sullo sfondo l’epopea tragica del nazismo. Il demone di febbraio è un volume che conferma il grande talento di questo Poe del Mare del Nord.

Sicuramente Gérard Prévot, come dice Jean Baptiste Baronian, è meno accessibile di Jean Ray e Thomas Owen ma non per questo risulta meno godibile dei suoi colleghi scrittori con cui lo possiamo immaginare in una fumosa taverna di Ostenda mentre condivide con loro il piacere di una tavola ricca e di un boccale di birra.

Gérard Prévot, Il demone di febbraio, Alcatraz Edizioni, pp. 231, 14 €.

Gérard Prévot, La notte del nord, Alcatraz Edizioni, pp. 192, 14 €.