Fronteggiati dalla valida Karin Montt, i cileni Slaverty pongono con Beyond imagination il primo sigillo ad un percorso iniziato nel 2015 e fino ad oggi segnato dalla pubblicazione di una manciata di singoli. Impegnandosi in un settore affollato assai, quello del symphonic metal con interprete principale femminile, essi dovranno forzatamente accettare il confronto con entità prestigiose e dalla fama consolidata, una sfida che può rivelarsi fatale, ma pure stimolante. La provenienza esotica del quintetto certamente susciterà curiosità ed attenzioni, ma sarebbe ingiusto non tener conto del buon tasso tecnico che Juanjo Ulloa, Edgardo Soco, Matìas Schwartz , la citata Karin ed Oz Silva mostrano di possedere, anche se necessiterebbe uno spirito d’iniziativa più acuto, a sostegno di brani ben impostati ma sovente derivativi nello sviluppo. Negli episodi più elaborati (“Dementia”) reggono senz’altro il confronto, articolando trame che palesano ottime intenzioni, altrove mostrano una eccessiva condiscendenza nei confronti dei colleghi più celebri ed influenti.  

WormHoleDeath Records, sempre eccellente incubatrice d’idee, può rivelarsi la scelta più adatta per gli Slavery, che troveranno nella label italiana un ottimo supporto per una auspicabile maturazione.