Teeno Vesper è il frontman dei Der Himmel (già DH Über Berlin, hanno accorciato la ragione sociale rendendola ora più immediata). Egli, lo sapete bene, interpreta il suo ruolo padroneggiando il palco, magnetizzando l’attenzione del pubblico, stabilendo con i suoi compagni un rapporto paritario mantenendo ben distinti i singoli compiti. Una buona amalgama, senza dubbio uno dei cardini sui quali poggia l’impalcatura del gruppo. Che nella dimensione live trova il suo naturale elemento di espressione. 

Ora, che Teeno Vesper si conceda con un’opera strumentale classificabile come ambient (con il prefisso dark ben in evidenza, perché anche l’ambient si è ramificata, frammentata in più rivoli), potrebbe sorprendere non poco. Eppure le settimane che abbiamo trascorso (ammesso che tutto rientri nella “normalità” in tempi che comunque non possiamo prevedere) devono averlo indotto a dare concretezza a delle idee ed ad un progetto che probabilmente considerava da tempo. Magari assemblando spunti e frammenti già registrati, chissà. 

Premetto infatti che non ho chiesto all’autore lumi e/o anticipazioni, se non una traccia che mi inviò mesi or sono e che costituiva una prova, dai contorni peraltro sufficientemente netti, di quanto avrebbe poi proposto in forma più organica. Questo per non creare attese, per non delimitare prospettive. Sterilizzare le emozioni. Stesso dicasi per il contesto, se limitassimo la genesi e gli sviluppi di Spectral alle “lockdown chornicles”, commetteremmo l’errore di creare un legame poi difficilmente scindibile con un periodo troppo definito.  

Dark ambient, scrissi. E’ un’etichetta, come tante altre. Identifica quella corrente espressione dell’ambient (appunto) più introversa, oscura, ermetica. Un genere (o sottogenere) che per la sua stessa natura si offre alla contemplazione ed alla creazione di paesaggi immaginari modellati dalla fantasia dell’ascoltatore.  

Spectral è suddiviso in dieci episodi che scorrono fluidi. Il flusso continuo sul quale l’ambient poggia. Facendo scivolare l’ascoltatore su un tappeto sonoro davanti al quale scorrono frammenti, figure, bozze o forme più definite modellate da drones, da vibrazioni, da rumori di fondo. Il ricorso a voci pre-registrate si aggancia ad uno dei canoni del settore, già abbondantemente sfruttato ma indispensabile per acuire il senso di tensione. Ogni brano può venir isolato dall’altro, ma è indubbio che Teeno Vesper ha voluto comporre un’opera più organica, strutturata. “The observer” (quarto della scaletta), “Third eye” (quinto), “Protocol” (sesto) sono titoli che non possiamo non collegare a “Stasi control” che li segue (all’otto, preceduta dalla breve e tesa “A short wait”, l’attesa di che/chi?) ed in un certo senso chiude una ideale serie di capitoli che comunque sono inseriti nel contesto narrativo dell’album. I cui suoni sono assai curati, la tecnologia mette oggi a disposizione del compositore mezzi che Eno poteva solo… sognare. Evidentemente frutto di un lavoro costante di perfezionamento, di cesello, non pare infatti Spectral frutto di urgenza espressiva, tutt’altro, semmai la risultante di un calcolo preciso, di azioni ponderate. L’architettura popolare del socialismo reale, le sue forme squadrate, il bianco/grigio dominante, le finestre dietro le quali qualcuno ci osserva. 

Come “esce” Spectral dall’inevitabile confronto con le opere che l’hanno preceduto? Con dignità, assolutamente. Perché non vuole per forza collocarsi in un filone ed il suo autore non appartiene a nessuna scuola ed a nessuna corrente che negli anni hanno contribuito a definire le regole d’ingaggio di un genere che continua ad evolversi ed ad operare, seppur sempre più relegato in un cono d’ombra. Ove si trova a suo agio, proprio come Teeno Vesper. Che con Spectral ha creato un’opera credibile e personale, pur restando “il frontman dei Der Himmel”. Non una prova solista nel solco di quanto fatto con la sua band di provenienza (chissà perché colloco “Naked room” a brani come “My rubber queen”… suggestione, non altro, ma potrebbe fuorviare), bensì elaborando quanto riteneva d’esporre ricorrendo all’unica forma che riteneva appropriata. Ci sarà un seguito? Potrebbe come no. Lasciamo tutto in sospeso. Come Spectral 

 

Consiglio per una lettura/approfondimento: “Trance & Drones – Mappa delle musiche più visionarie degli anni Novanta” di Gino Dal Soler ed Alberto Marchisio, Castelvecchi, 1997. Non recente ma ancora attuale.