Spesso incasellati nel filone del neo-folk forse per le amicizie con gli esponenti del giro, i Naevus (gruppo formatosi nel 1998 a Londra per volontà di Lloyd James (voce, chitarra acustica) e Joanne Owen (basso e fisarmonica) sono in realtà un gruppo eclettico che ha sempre dimostrato, all’interno di una proposta musicale certo non innovativa, di avere orizzonti musicali che spaziano dal post-punk, al neo-folk fino al rock sperimentale. Il loro disco d’esordio Truffles Of Love del 1999 ottenne ottimi riscontri da parte della critica e vide la partecipazione di membri di membri band come Current 93, Sieben e Urge Within (il che spiega, come si diceva, la loro associazione al neo-folk). In verità la musica dei Naevus è sempre stata fortemente influenzata, soprattutto agli inizi, dal punk e dal post-punk (iniziano suonando cover di Stooges e Buzzcocks) tanto che sono stati fatti paragoni con gli Wire. Indubbiamente la loro caratteristica è sempre stata quella di avere un approccio aperto verso la musica e i generi pur mantenendo sempre un’identità riconoscibile. Ora i Naeveus tornano alla ribalta con Time Again, un nuovo disco (si tratta del nono ed esce per la Hau Ruck! di Albin Julius) che ridà lustro alla loro onorata carriera e che vede la partecipazione, fra gli ospiti, di Tony Wakeford, David E. Williams, Andrew Trail.

Dall’ascolto di Time Again traspare come non si sia persa l’ispirazione e la voglia di comporre brani efficaci che lasciano il segno. In generale si nota un ritorno ai suoni post-punk degli inizi. L’iniziale “Ode To Rind” ci immerge subito nel “mood” di questo lavoro con un sound compatto (con la ritmica precisa e metronomica e le chitarre taglienti) ed efficace memore della migliore lezione del post-punk inglese. La successiva “Not A Word” è una traccia più pacata che, ridotta all’osso, potrebbe diventare una ballata acustica neo-folk. “Do It Twice” rispolvera i migliori Wire in quello che è uno dei vertici del disco. Fra gli altri brani ricorderei sicuramente “Shame”, molto oscura e decadente e anche “The Endless Winter” che si avvale del suono di un bel basso pulsante di matrice post-punk che mi ha ricordato i Joy Division e i primissimi Death In June. Chiude la title-track, introdotta da una chitarra acustica, con sonorità tirate.

In definitiva si tratta di un ottimo album che fa parlare ancora dei Naevus, un nome sotterraneo che, per qualcuno, è sicuramente oggetto di culto. Disponibile su Bandcamp: https://hauruck.bandcamp.com/album/time-again.