Con molto piacere segnaliamo Lucifero Alchemico, il nuovo lavoro di Federico De Caroli/Deca: sono passati alcuni anni dal bellissimo album al piano Isole Invisibili, un periodo durante il quale il musicista non è certo rimasto ozioso viste le produzioni di vario tipo da lui firmate. Lucifero Alchemico esce in una fase estremamente complicata per l’arte in generale e contiene composizioni risalenti al periodo 2016-2018, rimaste inedite per motivi legati alle diverse attività del nostro. Si tratta di quattro mini-suite in tre movimenti, la cui durata è di undici minuti, ispirate ad oscure tematiche esoteriche, da sempre al centro delle speculazioni di De Caroli: inutile dire che l’ascolto è di un certo impegno e sicuramente richiede il massimo della concentrazione. Il primo brano, “Vorago Deboniana”, inizia così un ‘diabolico’ percorso attraverso un susseguirsi di esperienze gravi e misteriose: per tradurre i suoni in visioni, si può definire come la rappresentazione di una discesa in un’arcana voragine ove, su di un tesissimo contesto elettronico, si evidenziano inquietanti – ma assai variegati! – rumorismi, passaggi ‘descrittivi’ o momenti ipnotici ai limiti dell’ossessione; nella parte finale si percepisce la parvenza di una voce che quasi non sembra umana, a coronare uno scenario di puro tormento. Il secondo brano, “Solve Roticruent” esordisce con sonorità ‘atmosferiche’ tendenti più alla malinconia che al dramma, ma nel prosieguo emergono, con frequenza sempre maggiore, rumori (o talvolta voci?) e, dopo i primi tre minuti, si impongono incalzanti note di piano e l’incubo ricomincia: è forse il pezzo più bello e ‘sfaccettato’, con un filo che si snoda raccontando ben più che semplici stati d’animo bensì tratteggiando in un tempo limitato un intero concept che abbraccia molti aspetti del più cupo dei misteri e ci regala anche una chiusa assolutamente suggestiva. Quindi, “Phosphorea Feromurd” – e qui il riferimento al fosforo, elemento alchemico cui Deca dedica una riflessione particolare – torna a sonorità ambient più pacate e uniformi ma di grandissima oscurità – ‘quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro’ (Nietzsche) – e non mancano effetti di voce davvero angoscianti mentre “Lucifero Alchemico”, dopo un inizio decisamente sinistro, si addentra in paesaggi che, al di là di ogni esperienza materiale, forse fanno parte di un oltremondo – o è un sogno che rispecchia la nostra più tenebrosa intimità, ciò che si intravede? – ma di certo ampliano a dismisura le prospettive ordinarie, con quella modalità cui Deca ci ha abituato nel corso della sua lunga carriera e che ci fa da sempre amare la sua musica.