Le Edizioni Hypnos sono ormai un punto di riferimento consolidato per chi ama la letteratura weird. Molti sono i volumi di pregio pubblicati nel corso del tempo fra cui ricordo la splendida antologia Der Orchideen GartenAlraune di Hanns Heinz Ewers, Il villaggio nero di Stefan Grabinski e di recente Lemuria di Karll Hans Strobl. Senza dimenticare ovviamente il continuo interesse da parte della casa editrice per il modern weird con la presentazione, di recente, di un autore come lo svedese Anders Fager (che coniuga le istanze lovecraftiane all’horror moderno) e di Lisa Tuttle mentre, nella nuova collana Novecento fantastico, è uscito Notte d’ottobre di Roger Zelazny. Ma vorrei ricordare anche lo spazio concesso alla narrativa weird italiana in particolare con Ivo Torello: il suo La casa delle conchiglie è diventato un must subito ristampato seguito dall’acclamata serie dei casi di Ulysse Bonamy. Abbiamo fatto qualche domanda per al Deus Ex Machina della casa editrice Andrea Vaccaro per fare il punto della situazione.

1. Credo fosse il 2009 quando mi parlasti dell’idea di fondare una casa editrice. Allora esisteva solo la fanzine Hypnos dove scrivevi con lo pseudonimo di Andrea Giusto. Qual era l’origine di questo nome? È stata importante quell’esperienza ai fini della nascita delle Edizioni Hypnos? C’è la possibilità di vedere ristampati alcuni contenuti che mi sembravano molto interessanti?

Già, sono passati ormai più di dieci anni. Fu proprio nel 2009 quando, dopo la positiva esperienza con la fanzine Hypnos, decisi che c’erano i margini per potere imbastire un progetto più corposo dedicato al weird. Andrea Giusto è un personaggio fittizio, un editore umbro (del minuscolo borgo di Otricoli, per la precisione), amante della buona cucina e dei misteri. Il nome di battesimo segue ovviamente il mio, mentre Giusto è un omaggio a Giuseppe Giusto Scaligero, umanista, tra i più importanti filologi del Cinquecento e che si occupò, tra le altre cose, di testi astronomici (Manilio in primis) e della cronologia antica. L’esperienza con Andrea Giusto e la fanzine è stata cruciale per poter fare il “grande passo”, e non solo per la continua e costante frequentazione di autori e opere. Il primo numero fu del 2007 (anche se la mia esperienza come “fanzinaro” risaliva a qualche anno addietro con la mitica Avatär. Pubblicazione meccanico-scapigliata, sotto le redini di Lukha Kremo) e nel giro di un paio di anni mi sono reso conto del forte interesse verso questo tipo di letteratura, pur nella ristretta distribuzione che poteva avere una pubblicazione all’epoca bene si intenda esclusivamente cartacea. È stato così che mi sono man mano reso conto non solo di una passione condivisa da molti altri lettori, ma anche di una possibilità di mercato. Molti degli autori presenti nelle pagina della fanzine sono stati poi i protagonisti delle pubblicazioni della casa editrice: Jean Ray, Fitz-James O’Brien, Robert Aickman, William Fryer Harvey, Hanns H. Ewers, per citarne solo alcuni. Fu un’esperienza molto formativa e divertente, mi occupavo all’epoca anche dell’impaginazione, per me sino a quel momento materia oscura, aspetto che poi saggiamente per la casa editrice ho lasciato a persone ben più esperte e capaci del sottoscritto. Sicuramente quell’esperienza è stata fondamentale, è stato qui che sono venuto a contatto con esperti del settore come Pietro Guarriello e Andrea Bonazzi, ed è stato molto formativo anche nell’abitudine a scegliere e pensare in funzione dei diversi fattori che poi si sommano nelle scelte di una casa editrice.

Sulla possibilità di vedere alcuni contenuti ristampati, be’, molti lo sono stati già, anche alcuni saggi che, ampliati e aggiornati, hanno trovato posto o sulla rivista o in alcune prefazioni. Escludo invece la possibilità di ristampare i numeri così come sono apparsi all’epoca, non credo avrebbe molto senso ora come ora.

2. Le Edizioni Hypnos ne hanno fatta di strada. Inizialmente Hypnos, con la collana principale Biblioteca dell’Immaginario, era più orientata verso il weird classico. Poi c’è stato un interesse anche verso il cosiddetto modern weird con la pubblicazione di autori come Laird Barron, Simon Strantzas, Nathan Ballingrud, Livia Llewellyn e Anders Fager. Ho notato che i pareri sono discordanti. Come ha risposto il pubblico nei confronti di questa nuova corrente? Esiste forse una maggioranza che preferisce il weird classico?

Francamente penso che nell’editoria non ci sia un “pubblico”. Anzi, la lettura spesso è un’esperienza privata, molto personale. Il pubblico è quello di uno spettacolo, di un evento sportivo, dove un numero di persone specifico nel medesimo momento esperiscono (ovviamente ognuna a modo loro) un’unica esibizione. Quello che vedo sono persone che ci leggono e persone che ci potrebbero leggere. Quando si definisce il pubblico, lo si separa dal resto, appunto lo si “definisce”, si fa un’operazione esclusiva, e questo è l’esatto opposto della mia concezione di editoria (motivo per il quale non ho mai amato le edizioni speciali, limitate, e via dicendo, né trovano posto nel nostro catalogo), che invece è quello di condividere. Le Edizioni Hypnos sono nate recuperando autori e opere classiche del weird e del fantastico, perché sentivamo l’esigenza di farlo, ma non era questo a definirci. Già nel 2012 ci siamo “aperti” agli autori contemporanei con Il paese stregato di Sergio Bissoli e Predatori dall’abisso, di Ivo Torello, e nell’anno successivo è arrivata la rivista, che ha fatto un po’ da apripista alla collana che appunto citi, Modern Weird. L’anno scorso abbiamo inaugurato una nuova collana, Novecento Fantastico, che come potrai ben notare, oltre alla notazione cronologica, parla di fantastico tout court, non necessariamente legato alla sua declinazione più weird, e il volume in uscita a breve, San Diego Lighfoot Sue di Tom Reamy ne è un chiaro esempio. E ti anticipo che prossimamente uscirà per le nostre edizioni un testo che non sarà né di narrativa né legato al fantastico! Adesso però non vorrei spaventare nessuno, il cuore delle nostre pubblicazioni rimarrà legato al weird al fantastico.

Per chiudere il discorso, credo che uno dei tanti aspetti stupendi della lettura sia la libertà. C’è gente che legge solo classici? Leggeranno solo i classici. Gente che legge solo contemporanei? Leggeranno quelli. La mia responsabilità è offrire testi che nel mio gusto e nella mia sensibilità ritengo degni della spesa (economica e di tempo) fatta. Poi ognuno, bombardamenti mediatici permettendo, è libero di scegliere cosa leggere.

3. Hai dato spazio anche ad alcuni scrittori italiani. Una volta (soprattuto per quanto concerneva la fantascienza) si diceva che il pubblico avesse una certa ritrosia ad acquistare un libro di uno scrittore italiano (non ha aiutato certo la celebre frase del disco volante che non poteva atterrare a Lucca di Fruttero e Lucentini). Ho la sensazione che, almeno in parte, esista ancora questo pregiudizio. Ritieni che il livello degli scrittori italiani sia uguale a quello degli stranieri o pensi che si sia ancora un grande divario? Quali sono a tuo avviso i nomi migliori dell’attuale panorama weird nostrano?

Qui il discorso da affrontare sarebbe molto lungo. È innegabile che un forte pregiudizio abbia per anni pervaso il mondo dell’editoria del fantastico in Italia. Personalmente credo che tale pregiudizio, a tutti gli effetti un giudizio anticipato, sia sempre stato più vivo nella fantascienza che negli altri campi del fantastico, e di certo al giorno d’oggi è molto diminuito, anche se non del tutto superato. Mi è capitato relativamente di recente di sentire da un caro amico e professionista del genere la frase “no grazie, gli italiani non li leggo”, però è stato un unicum e sono certo prima o poi di farlo ricredere (anche se credo che la sua frase nascondesse la specifica “gli italiani di oggi”). Ci sono tanti capolavori della letteratura fantastica italiana. Nel 2018 ho avuto la fortuna di collaborare con Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano alla Guida ai narratori italiani del fantastico pubblicata da Odoya, e basta sfogliare quelle pagine per avere un panorama del ricco panorama del fantastico italiano. E non penso solo a quanti ormai da anni sono considerati classici, come per esempio Landolfi, Buzzati, Calvino, Bontempelli, ma anche a nomi meno noti come Giorgio De Maria, Carlo H. De’ Medici, per citare i due esempi più eclatanti. Quello che fa veramente ancora fatica ad affermarsi, è la letteratura considerata popolare, che invece ebbe libero sfogo proprio negli Stati Uniti con l’epoca d’oro di Weird Tales e delle riviste del fantastico. (Sul tema della cultura e quindi anche della letteratura popolare è stato pubblicato proprio in questi giorni un bel volume intitolato C’era una volta il popolo. Storia della cultura popolare pubblicato da Derive e Approdi, e scritto da uno dei principali autori del fantastico contemporaneo, Gianfranco Manfredi.) Tra i contemporanei mi vengono subito in mente su tutti i nomi di Gianfranco Manfredi, Franco Porcarelli nella sua incarnazione più weird Adan Zzywwurath, e Michele Mari, nomi già da tempo affermatisi anche al di fuori dell’editoria specializzata, e poi autori più legati a realtà editoriali più di settore come Nicola Lombardi, Ivo Torello e Claudio Vergnani, scrittori dotati di una voce propria ben definita e che negli anni hanno sfornato opere di altissimo livello.

4. Il Premio Hypnos è diventato col tempo una sorta di istituzione. Vedo che la risposta è sempre molto entusiasta. Il livello qualitativo col tempo è cresciuto? Pensi che ci possa essere una via italiana al weird? Non manca forse qualcosa quando gli autori weird italiani si confrontano con il romanzo?

Il Premio Hypnos è diventato nel tempo (è in corso ora l’ottava edizione) un piccolo punto di riferimento nel genere, e di questo ne siamo molto felici e fieri. Il livello si è innalzato parecchio dalle primissime edizioni, e non tanto nel singolo racconto, quanto nel numero di racconti di livello pervenutici a ogni edizione, tanto che è sempre più difficile per noi scegliere non solo il vincitore ma anche i finalisti. Un altro aspetto che ci tengo a sottolineare è, anche guardando alle storie che hanno vinto negli anni, la varietà e le differenti declinazioni che la letteratura weird può assumere. Se prendi i racconti vincitori delle ultime edizioni (Subotica di Lucio Besana, I colori sbagliati di Fabio Lastrucci, La colonia di Giulia Massini, Materiali per una guida della Val Lemuria di Cristiano Demicheli, Nere colline del supplizio di Luigi Musolino) sono tutti molto diversi tra loro, non solo nelle trame ma anche nel mood, ma tutti comunque caratterizzati da una scrittura di alto livello e da uno stile molto personale. Personalmente non vedo una “via italiana” del weird, ma francamente neanche la cerco né credo sia importante, quello che vedo e mi interessa è la singola opera, il singolo autore, anzi più differenziazione ci sarà, più sarà possibile fruire di opere di livello. A volte ho l’impressione che, come ormai spesso accade al giorno d’oggi, il tutto sia visto come una sorta di competizione, con la letteratura anglofona ma non solo, mentre in realtà la letteratura dovrebbe essere aliena a certi meccanismi. Per quel che riguarda la domanda relativi al romanzo, in realtà non vedo questo problema. Teniamo conto innanzitutto che questo tipo di letteratura predilige, anche nei suoi esempi più classici, la forma breve o al massimo quella della novella: Maupassant, Landolfi, Borges, Ashton Smith, Lovecraft, Grabinski, Aickman, Ligotti, solo per citarne alcuni, hanno il loro punto di forza a volte esclusivo proprio nella forma breve o intermedia. Non nego ovviamente la presenza dei grandi romanzi weird, ma quel che voglio sottolineare è che è il genere stesso a volte a spingere più verso il racconto e che si può essere grandi autori anche solo scrivendo racconti (Harlan Ellison docet). In ogni caso basta vedere gli esempi sopracitati per capire come gli autori italiani sappiano rapportarsi benissimo con opere di più ampio respiro, e non parlo solo di classici come Il deserto dei Tartari, ma anche di opere contemporanee come La cisterna di Nicola Lombardi e La Casa delle Conchiglie di Ivo Torello, che ne sono un perfetto esempio.

5. Tu vieni dalla fantascienza. In effetti eri noto col nickname Andrea Jarok. Alla fine sembra (per nostra fortuna) che abbia prevalso l’anima weird. Il vecchio amore per la fantascienza è ancora vivo o attualmente leggi prevalentemente weird? Quali sono gli scrittori che personalmente ami di più di questo genere?

L’amore per la fantascienza è sempre vivo ma ahimè le mie letture in tal senso sono di molto diminuite, quando leggo qualcosa extra lavoro spesso si tratta di saggistica (al momento sono piacevolmente impegnato nella lettura di La filosofia della danza, di Selena Pastorino e il suddetto C’era una volta il popolo di Manfredi). L’ultima lettura in campo fantascientifico è stata il bizzarro Justice Machines. Racconto di fantascienza giudiziaria di Jacques Charpentier, un breve testo di metà anni ’50, una sorta di distopia giudiziaria, molto interessante. Per quel che riguarda gli autori prediletti, i nomi da fare sono tanti: Asimov è stato il primo autore che ho letto “massicciamente”, e non solo nella sua produzione narrativa-fantascientifica, e il fatto che sia un autore che si legga e apprezzi soprattutto da giovani non è affatto sminuente (a tal proposito mi vengono in mente le parole di Victor LaValle che nella sua prefazione al secondo volume della nuova edizione annotata di Lovecraft, in riferimento a Lovecraft e in generale alla letteratura pulp, afferma che chi pensa che certe opere vadano bene solo quando si è ragazzi, dice solo bullshit!). Gli scrittori tra gli anni ’60 e ’80 sono quelli che più mi hanno accompagnato negli anni: James G. Ballard, autore di una modernità unica, Harlan Ellison, forse lo scrittore che più mi ha colpito in assoluto, Robert Silverberg, che con romanzi come Morire dentro o Mutazione mi ha decisamente segnato aprendomi nuovi mondi, Vittorio Curtoni, che purtroppo non ha mai avuto il riconoscimento dovuto come narratore. Tra gli autori contemporanei i primi nomi che mi vengono in mente sono quelli di Banks (e non solo per le sue opere fantascientifiche), Egan e Chiang. Pensandoci bene molti di questi sono autori in particolare di racconti. C’è poi Fritz Leiber, ma lui è totalmente a sé.

6. Negli ultimi anni il termine “weird” è diventato quasi inflazionato. Quali sono secondo te le differenze fra horror e weird?

Negli ultimi anni i tentativi di definizioni di weird sono stati tanti, e sembra che il tema sia molto sentito. Qui il discorso sarebbe veramente molto lungo, e ogni semplificazione rischierebbe di impoverire la discussione. Quello che posso consigliare è di leggersi i testi The Weird and the Eerie di Mark Fisher e La letteratura weird. Narrare l’impensabile di Francesco Corigliano, così da avere qualche strumento critico in più per affrontare la questione.

7. Ho notato che le uscite della rivista Hypnos un tempo erano più assidue. Quali sono i motivi di questa minore periodicità? L’interesse per la rivista rispetto ai libri è minore?

La zoppicante periodicità della rivista è data più da motivi di gestione e tempistica, più che dalla scarsità di vendite, che sono invece costanti e più che positive, motivo per cui abbiamo di recente momentaneamente sospeso gli abbonamenti, non potendo garantire una periodicità fissa. La rivista è una creatura molto particolare, dà molte soddisfazioni, essendo frutto di un lavoro collettivo, ma anche per questo ha una gestione molto più complessa. Nella mia idea un nuovo lettore farebbe ottima cosa a partire dalla rivista per assaggiare un po’ le nostre proposte o il genere in sé, ma alla fine mi rendo conto che è esattamente l’opposto, il nuovo lettore si avvicina più facilmente a un singolo volume, romanzo o antologia che sia, e poi se si appassiona approda alla rivista.

Fornace

8. Il mercato del weird è indubbiamente di nicchia. In libreria nel reparto horror si notano un po’ i soliti nomi ovvero Stephen King, Lovecraft, i classici come Dracula e di recente anche Thomas Ligotti (grazie al Il Saggiatore e al successo della serie True Detective). Di recente però ho visto anche i libri di Gérard Prévot della casa editrice Alcatraz. Non c’è la possibilità di una maggiore diffusione nelle librerie dei libri di Hypnos?

La presenza nelle librerie dei volumi di realtà importanti come Agenzia Alcatraz e ABEditore (ma non solo, ampliando al fantastico e alla fantascienza penso anche ad Acheron e Zona 42, che hanno una discreta copertura nelle librerie) è un ottimo segnale. Noi ci stiamo lavorando, diciamo che è uno degli obiettivi che ci stiamo prefiggendo per l’annata 2021-2022. Al momento è possibile ordinare e richiedere i nostri volumi in tutte le librerie, on line e non, e alcune di queste ospitano costantemente i nostri libri (sul nostro sito c’è un link con le librerie affiliate). La presenza e gli acquisti in libreria sono un punto nodale per la sopravvivenza di una casa editrice, e non solo nelle grandi catene, ma anche nelle piccole realtà, che molto spesso presentano una maggior attenzione e professionalità.

9. Ci sono dei libri che col senno di poi non avresti pubblicato? E quali sono i libri di cui sei più orgoglioso?

No, sono soddisfatto e orgoglioso di tutti i libri che abbiamo pubblicato. Certo, alcuni non hanno avuto il riscontro sperato, altri sono stati delle sorprese positive, ma non tornerei indietro su nessuno di essi. Tanti sono i libri di cui sono molto orgoglioso, e nel tempo ne ho già citati tanti, questa volta vorrei soffermarmi su tre testi recentissimi, pubblicati nel 2020: Notte d’ottobre, di Roger Zelazny, romanzo che ho sempre adorato e che inseguivo da anni, Lemuria, di Karl Strobl, un autore sorprendente, sinora colpevolmente ignorato dall’editoria italiana, e infine Il profumo dell’incubo, di Lisa Tuttle, un’antologia originale, con racconti scelti dall’autrice stessa, a mio parere di una bellezza da mozzare il fiato.

10. Quali sono le novità in cantiere? C’è la possibilità in futuro di vedere pubblicati scrittori sudamericani come Horacio Quiroga o Macedonio Fernandez? Sarebbe poi fantastico vedere anche qualcosa di Thomas Owen o Michel De Ghelderode anche se Alcatraz sta colmando questo vuoto.

Novità in cantiere ce ne sono parecchie, dalla prossime uscite già annunciate di Novecento Fantastico con i racconti di Tom Reamy e il romanzo La Malvenue di Claude Seignolle, alla quarta raccolta di racconti di Robert Aickman, poi Storie della serie cremisi, racconti di Lucio Besana, un romanzo di Alberto Cola, la raccolta The Secret of Ventriloquist di Jon Padgett (con una prefazione di Thomas Ligotti), proseguiranno le avventure di Ulysse Bonamy, stiamo poi trattando per due grandi del weird contemporaneo e per un nuovo protagonista della collana Biblioteca dell’Immaginario. Insomma i progetti non mancano. Per quel che riguarda la letteratura sudamericana, anche relativamente agli autori che citi, ci sono delle idee, ma ancora in fieri. Thomas Owen è uno dei grandi del fantastico mondiale, e ci terrei ad averlo presente nel nostro Catalogo, fortunatamente la sua produzione è così vasta che c’è spazio per tutti.