JACULA

Il compianto Antonio Bartoccetti è stato indubbiamente un personaggio particolare nell’ambito della musica italiana progressive degli anni ’70. Nato nella Rocca degli Ottoni in provincia di Macerata segue la famiglia in varie località del nord (fra cui Lodi, Mantova, Cremona, Brescia, Piacenza, Modena, Torino, Fiorenzuola, Busseto, Fidenza, Cortemaggiore). Contemporaneamente agli studi universitari si interessa di musica e, in particolare, impara a suonare la chitarra. Si trasferisce quindi a Milano dove conosce l’organista Charles Tiring, un musicista inglese di impostazione classica affetto da crisi mistiche. Bartoccetti inizia formare diversi gruppi musicali (fra cui i Dietro Noi Deserto, gli Invisible Force e la prima idea degli Antonius Rex): ma sono gli Jacula in quel periodo il suo progetto più importante. Come da lui stesso dichiarato: “Il nome Jacula è nato anche dalla conoscenza a Milano, nel 1969, di un gruppo editoriale molto particolare anche nei contenuti dei loro prodotti, definibili come fumetti semi-seri gothic-dark: la ErreGi. Venni così in contatto con gli editori del fumetto omonimo, ai quali esposi il progetto dopo avergli fatto ascoltare le musiche dell’album In Cauda. Restarono positivamente colpiti dalla musica e mi dissero di riprendere i contatti con Travers per realizzare una bozza di copertina in bianco e nero. Così iniziò a materializzarsi il nostro primo disco”. Jacula era un fumetto, creato dal disegnatore Giorgio Cambiotti e dagli sceneggiatori Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon, che faceva suo il tipico immaginario gotico del romanzo dell’800 con in più una componente pornografica. A questo punto Charles Tiring e Bartoccetti si convincono a pubblicare il loro disco d’esordio intitolato In Cauda Semper Stat Venenum e registrato a Londra in un convento abbandonato dotato, secondo Bartoccetti “di un organo a canne molto particolare ed evocativo”. A detta dell’autore venne fatto stampare a Londra nel 1969 in sole 300 copie (più 10 promozionali). Venne deciso di non distribuire il disco attraverso i canali ufficiali ma di donarlo a delle sette esoteriche sparse in Europa. Non so se questo sia vero ma l’idea mi ha così affascinato che ci ho scritto anche un racconto (reperibile nell’antologia della Dunwich Morte a 666 giri del 2014 sia in versione cartacea che in ebook). Nel disco venne coinvolto anche il medium Franz Parthenzy tanto che la musica viene considerata composta sotto l’influsso di sedute spiritiche. Nella biografia di Eduardo Vitolo Magister Dixit: la leggenda esoterica di Jacula ed Antonius Rex si possono trovare anche queste dichiarazioni di Bartoccetti: “I brani di In Cauda parlavano di rituali occulti, con messe demoniache, in cui era protagonista la moglie di Tiring, Wandessa Yelton (“Ritus”). Parlavano di quello che avrebbe dovuto dire il Maestro prima di intraprendere pratiche esoteriche, pesanti ed estreme (“Magister Dixit”). Parlavano di un nuovo modo di utilizzare la chitarra elettrica ritmica con penna e battipenna, che ha creato interrogativi mondiali: il primo a usarlo è stato Antonio Bartoccetti o Tony Iommi? (“Triumphatus Sad”) Parlavano di inquisizione spagnola e lotta alle streghe, con Franz che accennava una melodia che poi riprendevo con il pianoforte (“Veneficium”). Parlavano dell’iniziazione della novizia attraverso un pianoforte magico-gotico, di vocalizzi femminili spettrali, di ambientazioni tipicamente dark, di musiche nate ancora una volta da sedute medianiche (“Iniziatio”)…ego sum saga. Parlavano del più grande poeta, Ossian, da cui attingevano all’epoca praticamente tutti e quando dico tutti intendo dire me stesso, Peter Sinfield del King Crimson, Peter Hammill dei Van Der Graaf Generator, gli Iron Butterfly, i Gentle Giant, Peter Gabriel e moltissimi altri all’epoca definiti dark-underground (“In Cauda Semper Stat Venenum, con il suo testo sepolcrale”)”.

Ma, per onestà intellettuale, andrebbero fatte alcune precisazioni. Già il critico Francesco Fabbri, recensendo l’album per il portale Arlequins, scrisse “Va doverosamente avvertito l’ascoltatore che non potrà sfuggirgli la modernità di talune timbriche e di quasi tutti i riverberi: come spiega lo stesso Bartoccetti, si sono resi necessari dei cospicui interventi sui masters originali. Meglio preservare il suono dell’epoca o, al contrario, rendere decoroso ciò che lo scorrere del tempo ha fatalmente danneggiato? L’eterna diatriba rimane aperta, tuttavia qui la sostanza non muta e il disco sicuramente non sfigura rispetto a Tardo pede, che pure per chi scrive, è un caposaldo della musica dark di ogni tempo; per certi versi, anzi, gli è superiore in termini di compattezza e omogeneità.” La mia opinione è che In Cauda Semper Stat Venenum degli Jacula è un clamoroso caso di falso storico. Il disco porta la data del 1969 ma le sonorità sono, a un attento esame, posticce e probabilmente risalgono agli anni ‘80. Antonio Bartoccetti, d’altra parte, è sempre stato un mistificatore. I suoi progetti sono sempre stati ammantati, come si è visto, da un alone oscuro e non sempre è stato facile capire cosa ci fosse dietro. Quando ho recensito il libro Magister Dixit mi scrisse testualmente che dovevo “soffermarmi di più sull’argomento delle possessioni diaboliche”. In effetti, a suo dire, era in contatto con una ragazza che era stata sottoposta ad esorcismo. In realtà Tardo Pede In Magiam Versus (questo si autentico) era venduto proprio assieme alla rivista Jacula, il fumetto porno-horror. A mio avviso l’operazione In Cauda Semper Stat Venenum non convince: i suoni di chitarra alla Tony Iommi sono falsi e tutto puzza di inganno. Nonostante questo leggo in rete recensioni che lo magnificano come un capolavoro del suono malato e sepolcrale. Non si potrebbe essere più fuori strada. Ma non è finita qui: i testi sono delle traduzioni italiane (come attestato da qualche appassionato) adattate di stralci presi di peso da In The Court Of The Crimson King dei King Crimson e di Pawn Hearts dei Van Der Graaf Generator che sono posteriori al 1969! Difficile pensare che Peter Hammill e Pete Sinfield abbiano scritto i testi di In The Court e Pawn Hearts traducendo in inglese i testi degli Jacula! Esistono casi di questo genere ma qui saremmo oltre il ridicolo. Il disco è, a tutti gli effetti, un caso clamoroso di retrodatazione. Ecco un piccolo esempio:
Jacula, 1969

“Solo, sei solo
gli spiriti in coro chiamano,
mi abitano nella notte,
la sola vita che sento è la presenza del divino”
Van Der Graaf Generator, 1971
“Alone, alone the ghosts all call,pinpoint me in the light,
The only life i feel at all is the presence of the night.”

Jacula, 1969

“So che non c’e’ tempo,
so che non c’e’ nessuna rima,
veri segni trovatemi
Van Der Graaf Genrator, 1971
I know that there’s no time,
I know that there’s no rhyme,
false signs find me.”

Nel 1972 uscì invece Tardo Pede In Magiam Versus degli Jacula. La copertina è la stessa di In Cauda anche se a colori con la monaca che si ciba dei cadaveri in un cimitero. Questo è però un disco autentico e, a suo modo, un classico occulto ed esoterico che ancora oggi ha un fascino particolare. Il biografo di Bartoccetti Steve Crombell così parla di questo enigmatico lavoro “La copertina dell’opera, volutamente provocatoria, ma misticamente eloquente (nel senso di induzione al misticismo attraverso la coscienza concreta e tangibile della sorella morte), è stata disegnata dall’inglese Travers. L’album, nel corso degli anni, ha progressivamente visto crescere nel mondo i suoi estimatori…”. A distanza di tempo Tardo Pede In Magiam Versus non ha perso nulla del suo fascino occulto e senza tempo e, nonostante qualche detrattore, rimane una perla oscura del prog italiano degli anni ’70. Se avete amato sceneggiati come Il Segno del Comando o amate i film di Mario Bava ci troverete le stesse atmosfere dark, tipiche di una certa cultura italiana horror sotterranea dell’epoca. Il suono era molto originale: Bartoccetti, pur essendo un ottimo chitarrista, qui non vi suona la chitarra. Le sonorità erano basate sull’organo da chiesa, dall’assenza della batteria e da un’atmosfera da qualcuno giudicato “naif” ma indubbiamente affascinante. Si ha la sensazione di essere all’interno di una chiesa sconsacrata mentre delle figure incappucciate officiano una messa nera. Un brano come “U.F.D.E.M.” è ancora oggi un classico con le sue tematiche ecologiche “ante litteram” e indubbiamente si tratta di uno dei loro pezzi forti. Nella formazione sono accreditati, oltre ad Antonio Bartoccetti, il medium Franz Parthenzy, l’organista Charles Tiring e la cantante Fiamma dello Spirito ( Vittoria Lo Turco). Ma anche “Jacula Valzer” è un piccolo classico progressive senza tempo con le su atmosfere perfette come colonna sonora di un film horror anni ’70 (l’ispirazione sembra provenire dal classico Rosemary’s baby). Anche una traccia come la lunga “Praesentia Domini” (circa 10 minuti) è sicuramente da segnalare con l’organo a canne in grande evidenza che crea un’atmosfera realmente occulta ed inquietante mentre la malinconica “Long Black Magic Night” ben si inserisce nel “mood” generale con il suo parlare delle forze invisibili.

ANTONIUS REX

A questo punto, come dichiarato da Bartoccetti, su Jacula cala il sipario: “Jacula lo ritenevo finito nel 1973 e comunque dotato di un nome troppo epidermico e forse anche troppo erotico… e poi c’era un legame con il fumetto che non mi è mai piaciuto. Volevo farlo finire lì, dopo 2 album anche se poi è continuato per la profezia delle 8 V. Ho cominciato ad usare Antonius Rex (nome che avevo già pensato da tempo) nel 1974, con l’album Neque Semper Arcum Tendit Rex che venne però rifiutato dalla prestigiosa etichetta Vertigo per i contenuti troppo forti dei testi (la copertina in bianco e nero riproduceva una lettera “diabolica” del diciassettesimo secolo). Anche in questo caso si dice che ne venne stampata un’edizione limitata a 400 copie per la Darkness Records di Albert Goodman privatamente (ma dubito fortemente della veridicità di quest’informazione). Ma questa è un’altra storia, sicuramente interessante e sempre oscura ed occulta che è arrivata fino ai giorni nostri con nuovi capitoli. Per la cronaca anche Neque Semper Arcum Tendit Rex venne reso disponibile in seguito con suoni risalenti però agli anni ’80 dalla Black Widow. Il loro disco d’esordio Zora, pur essendo stato ripudiato da Bartoccetti, si ricollega ancora agli Jacula come sonorità, come materiale utilizzato e come immaginario. Venne pubblicato dalla piccola Tickle nel 1977: si presentava con una bella copertina anche questa giudicata “troppo forte” (che immortalava la vampira Zora dell’omonimo fumetto) e per questo tolta dalla successiva edizione. Zora è in realtà un bell’album, molto acido e occulto. “Necromancer” è sicuramente uno dei momenti migliori con il suo piano dark-prog ma anche gli altri brani non sfigurano: la lunga “Spiritual Seance” con il suo lugubre organo a canne che proviene anch’essa dal repertorio degli Jacula. C’è poi il grande classico “Morte al potere”, un cavallo di battaglia di Bartoccetti che compariva, come abbiamo visto, con il titolo di “U.F.D.E.M.” in Tardo Pede In Magiam Versus. Anche “Monastery” è molto occulta e affascinante. Nella ristampa della Black Widow del 2009 c’è anche la bonus track “The Gnome” che può ricordare i Goblin. In questo disco suonava il batterista Albert Goodman purtroppo morto mentre l’organista Charles Tiring è scomparso in circostanze misteriose. Anche il successivo Ralefun a mio avviso conteneva dei buoni momenti. Si tratta sicuramente del lavoro più orientato verso la psichedelia. L’inizio è affidato a “Magic Sadness”, uno strumentale atmosferico e sognante con un bell’organo in evidenza. Dopo “Agonia per un amore”, una canzone impreziosita dal flauto di Hugo Heredia, è la volta di “Witch Dance”, sicuramente il pezzo più commerciale, accattivante e trascinante del disco. “Incubus” è un altro intermezzo strumentale prog tipicamente anni ’70. “In Einsteiness’s Memory” è invece una canzone con un flauto vagamente Jethro Tull. La traccia finale “Enchanted Woods” è poi un piccolo capolavoro di psichedelia: la chitarra di Bartoccetti è evocativa e onirica come mai in precedenza mentre le atmosfere sono allucinate, lisergiche e “floydiane”. C’è poi il caso dello splendido Anno Demoni del 1979, un disco degli Antonius Rex che però, per qualche mistero, l’etichetta Mellow di Sanremo ha ristampato a nome Jacula in cd. Ci ha pensato poi la Black Widow di Genova a rimettere a posto le cose in una successiva ristampa. Si tratta in ogni caso di un album molto ispirato, caratterizzato dalle sonorità elettroniche dovute principalmente a Doris Norton. Fra i brani segnalo “Jacula The Witch”, una nenia gotica e “Anno Demoni”, con un organo lugubre ed inquietante mentre gli effetti elettronici della Norton e il recitato in latino di Bartoccetti creano un’atmosfera indimenticabile. Nel 1980 esce invece Praeternatural, il disco per certi versi della maturità di Antonius Rex: Charles Tiring è scomparso mentre Albert Goodman è morto e il gruppo è formato solo da Bartoccetti e dalla Norton che qui si avvale pesantemente del campionatore Fairlight nato nel 1978. Il concept è ancora una volata esoterico e si basa sul concetto delle “Otto Porte da aprire” e su un’oscura frase di Doris Norton pronunciata nel brano “Invisible Force”. Viene ripreso nel disco anche il celebre tema di “Halloween” nel brano “Falsum Et Violentia”, una sorta di tributo al grande John Carpenter. Praternatural è un concentrato di ambientazioni horror, heavy metal, progressive, esoterismo ed elettronica ed anticipa un po’ quella che sarà al produzione successiva del gruppo. Da segnalare la traccia “Vox Populi” in cui si narra la storia e la filosofia alla base di Jacula e Antonius Rex. Antonius Rex è ritornato improvvisamente nel 2004 con il DVD Magic Ritual e con il disco Switch On Dark nel 2006 definito dallo stesso Bartoccetti come “Il sound definitivo degli Antonius Rex nel 2006”. Switch On Dark e i successivi Per Viam del 2009 e Hystero Demonopathy del 2012 sono ottimi prodotti di progressive, metal ed elettronica registrati in maniera professionale anche se manca, a mio avviso, la magia dei tempi andati.

IL RITORNO DEGLI JACULA
Ma la vera notizia è stata il ritorno nel 2011 degli Jacula con un nuovo album intitolato Pre Viam. Così presentava il nuovo progetto Bartoccetti: “Dopo In Cauda Semper Stat Venenum, dopo Tardo Pede In Magiam Versus, era profeticamente arrivato il tempo di comporre e incidere il terzo album che iniziasse con la consonante V come i precedenti e come quelli che sarebbero venuti. In fase di realizzazione ricevetti molte telefonate e molte mail non dai seguaci, ma dagli addetti ai lavori, i quali in qualche modo ed in anche in modo subliminale, mi invitavano a fare il terzo capitolo con sonorità e aree compositive simili primariamente ai primi 2 album, ma in particolar modo a Tardo Pede In Magiam Versus.” Come vedremo Bartoccetti ha deciso di fare le cose in maniera opposta e il prodotto finale a me personalmente non ha convinto completamente. In Pre Viam, il cui anagramma significa vampiro, è presente il figlio Rexanthony alle tastiere. Il sound, rispetto ai primi Lp, è più pulito e moderno e c’è molta attenzione alla produzione. Devo dire che, purtroppo, si perdono le genuine atmosfere dark e gotiche delle origini anche se le composizioni sono di buon livello e, a tratti, ricordano gli antichi fasti. In particolare, spiccano la minacciosa title-track, caratterizzata da un bell’inizio di chitarra acustica e che prosegue con tastiere cupe, cori sepolcrali e un’oscura voce femminile che recita continuamente “Oh sir it can’t be”. L’altro pezzo forte è “Deviens Folle”, contraddistinto da un magnifico piano gotico e classicheggiante mentre meno convincente è “Blacklady Kiss”, in cui prevalgono atmosfere celtico new-age. Realmente inquietante è poi la traccia finale ovvero “Possaction” che riporta la registrazione di un vero esorcismo in cui si possono ascoltare le urla angoscianti di Sandra B, ragazza poi morta suicida. C’è infine anche un video (“Veritates”) in cui Bartoccetti rende note le sue personali verità. Non resta che sottolineare come si tratti di un buon disco e di un piacevole ritorno, che conferma gli Jacula, assieme ai grandissimi Devil Doll, alfieri del dark-prog. Bartoccetti, lungo l’arco della sua carriera, ha avuto un’invidiabile integrità artistica e ha dimostrato di avere una concezione dell’arte che va oltre l’aspetto musicale per farsi esperienza occulta e soprannaturale in questo simile per certi versi ad un altro grande personaggio come Paul Chain. Ma la parola fine per gli Jacula ancora non è stata pronunciata. Sembra che nel cassetto ci siano le registrazioni di un nuovo disco che, è questo l’auspicio, dovrebbe essere pubblicato dalla Black Widow.

JACULA: Discografia essenziale:

1972 – Tardo pede in magiam versus (The Rogers Records, TRS 010001; ristampato in CD nel 1992 dalla Mellow Records, MMP 136 e dalla Black Widow nel 2007)
2001 – In cauda semper stat venenum (Black Widow Records, BWR 051, BWRCD 051-2)
2011 – Pre viam (Black Widow Records, BWR 135CD)

ANTONIUS REX: Discografia essenziale:

1977 – Zora (Tickle, TLPS 5013; ristampato nel 1978 come TLPS 5018, e in CD nel 1994)
1978 – Ralefun (Radio Records, ZPLRR 34048; ristampato in CD nel 1994)
1979 – Anno Demoni (Musik Research, AR LP 00-499; ristampato in CD nel 1992)
1980 – Praeternatural (Musik Research; ristampato in CD nel 2003)
1992 – Pig in the witch (D&W, singolo)
2002 – Neque Semper Arcum Tendit Rex (CD, Darkness, DRK 40-18, 2002, originariamente concepito nel 1974)
2005 – Magic Ritual (Black Widow Records, BWR 083)
2006 – Switch On Dark (Black Widow Records, BWR 099)
2009 – Per Viam (Black Widow Records, BWR 126)
2012 – Hystero Demonopathy

Bibliografia:

Eduardo Vitolo “Magister Dixit: la leggenda esoterica di Jacula e Antonius Rex – tsunami edizioni – 2015 –
AA.VV. “Morte a 666 giri” – Dunwich – 2014