Un disco di canzoni, dopo il monumentale “Beloved Antichrist” ciò di cui evidentemente il mastermind Christofer Johnsson necessitava. Con il curriculum che vanta, concediamoglielo. Risolve a suo modo, però, ed ecco che, dopo la veloce apertura “The leaf on the oak of far” è “Tuonela” a richiamare la pomposa maestosità che tanto gli è cara. Anche Leviathan si avvale di una impressionante batteria di voci, con Vikström e Lori Lewis affiancati da una schiera di valenti colleghi tra i quali giova nominare Mats Levén, Marco Hietala e la “nostra” Chiara Malvestiti. Eppoi le orchestrazioni, articolate ma mai stucchevoli, che caratterizzano episodi come la title-track e “Nocturnal light”, e la prova corale di “Die Wellen der Zeit”, piccola meraviglia incastonata in un diadema che ne possiede diverse. Un approccio più “convenzionale” alla composizione? Anche, ma Johnsson, forte dell’esperienza accumulata negli anni, mantiene la necessaria fermezza, guidando i suoi colleghi con mano salda anche quando, come in “Azi Dahāka“,  pare  lasciarsi prendere dalla foga espositiva. Non mancano capitoli più introversi, come “Great Marquis of Hell”, palestra ideale per allenare le doti dei musicisti, con Påhlsson, Vidal e Höglund letteralmente indemoniati. Meraviglia una “El primer sol” cantata in spagnolo, parrebbe uno scherzo, ma non lo è affatto essendo episodio finemente cesellato. “Ten courts of Diyu” chiude quarantacinque minuti ove lo “stile-Therion” non viene disconosciuto, affatto, rappresentando Leviathan un approccio per certi versi inedito ma caratterizzato dal solito consolidato carattere di Johnsson. Finale maestoso, poi torni indietro a “Die Wellen der Zeit”… 

Per informazioni: http://www.audioglobe.it
Web: http://www.therion.se