Onesti gli Wizards Of Hazards, per quell’approccio al doom puro e per il manifestare senza timori la loro divozione nei confronti dei padri Black Sabbath. I quattro finnici si affidano ad una sezione ritmica solida (Amir Nalbandian, basso e Petri Pakarinen, batteria), ad un chitarrista assai accorto (Arne Yliphila) ed alla voce di Ville Villman, non un clone di Osbourne, ma certamente ispirato dall’approccio teatrale di Marcolin. End of time è costituito di otto brani (anche la durata rimanda ai seventies) ove hard doom ed una esplicità epicità derivante dai Candlemass si fondono mirabilmente, andando a formare un quadro netto quanto essenziale. In “Witching Sabbath” la declinazione è evidente, riescono comunque a mantenere una dignità che evita loro l’accusa di eccessiva ossequenza. Anche se l’ingombrante ombra dei Count Raven s’allunga spesso su queste composizioni lineari ed efficaci, gli Wizards Of Hazards superano la prova, consegnandoci una collezione di brani che, se non memorabile, certo farà la gioia degli accoliti del genere