Il doppio album The World That Summer dei Death In June, conosciuto anche come “il disco delle rose” in quanto sulla copertina sono raffigurate delle rose stilizzate, è un lavoro oscuro e pieno di riferimenti letterari ed esoterici. Sulla copertina dell’edizione in vinile si può notare la runa Algiz quasi che Douglas P., rimasto solo dopo l’uscita di Patrick Leagas (Tony Wakeford si era già defilato in precedenza), avesse bisogno di cercare protezione in un simbolo potente. Il titolo dell’album è preso da un libro di Robert Muller e narra le vicende di un giovane ebreo che, durante il Nazismo, si unisce alla Gioventù hitleriana (Hitler-Jugend ). Si tratta di una decisione che gli causerà numerosi dilemmi e crisi di identità. In questo lavoro inizia poi a farsi sentire la pesante l’influenza di 2 scrittori molto importanti per Douglas P. come Yukio Mishima e Jean Genet.

Per l’occasione entrano David Tibet dei Current 93 con lo pseudonimo di Christ 777 e Andrea James dei Somewhere In Europe. Il ruolo di Tibet inizia in questo periodo a diventare sempre più rilevante. Rispetto a Nada!, forse il disco più amato dai seguaci della Morte in Giugno, scompaiono i riferimenti musicali post punk e anche le soluzioni elettroniche opera di Leagas (che oggi appaiono un po’ datate). Si accentua invece la propensione verso la ballata dark-folk.

L’album inizia con “Blood of Winter”, dove splendidono i ricami di tromba e di chitarra acustica in un’atmosfera vagamente Morriconiana. Il successivo “Hidden Among the Leaves” è un pezzo affilato come una lama di coltello che esemplifica l’etica “Hagakure” giapponese. “Torture by Roses” è invece una classica ballata dark-folk che, da qui in avanti, diventerà una sorta di marchio di fabbrica dei Death in June: il simbolo della rosa è qui ancora evocato in tutto il suo simbolismo decadente mentre il titolo fa riferimento a una pubblicazione di un volume fotografico di Mishima.

Con “Come Before Christ and Murder Love” ci troviamo forse di fronte al vertice assoluto dell’album e ad una delle migliori canzoni mai composte da Douglas P: la melodia è irresistibile ed è sorretta dalla chitarra acustica e dalla tromba. L’album alterna poi tracce marziali come “Rule Again” (la composizione dei Death In June maggiormente influenzata da Aleister Crowley che cita la celebre “massima” “Love is the law, Love under will”) e “Blood Victory” (dove è possibile ascoltare la voce “indemoniata” dell’ospite David Tibet) ad altre classiche ballate acustiche come le splendide “Break the Black Ice” e “Rocking Horse Night”. La lunga “Death of a Man” chiude questo capolavoro: si tratta della prima incursione dei Death In June in territori martial-ambient, una sorta di oscura litania in onore di Yukyo Mishima (di cui è possibile anche ascoltare la voce) e della sua etica. Il pezzo forse è troppo monocorde ma è comunque impossibile per l’ascoltatore rimanere indifferente di fronte a queste cupe atmosfere nere che lo avvolgono in una spirale infernale.

The World That Summer è un monumentale affresco sonoro che, con il successivo “Brown Book” segna la maturazione della poetica della controversa figura di Douglas P. e lo consacra come uno dei maggiori esponenti del folk apocalittico.