Gli Empyrium, eclettico gruppo bavarese formatosi negli anni ’90, di cui non abbiamo avuto, fino ad oggi, occasione di parlare, hanno di recente pubblicato il sesto lavoro Über den Sternen e, dopo averlo ascoltato, è stato inevitabile scegliere di segnalarlo. L’album si colloca infatti in un’area non precisamente definita fra black e doom metal, senza tralasciare un’anima folk oscura che, più evidente in dischi precedenti, soprattutto The Turn of the Tides del 2014, traspare ancora in numerosi passaggi: il risultato è un sound molto particolare che non sarà gradito, forse, ai puristi ma è piaciuto a chi preferisce le contaminazioni suggestive. Über den Sternen propone atmosfere fosche ma vigorose, con una presenza incisiva della chitarra elettrica e l’occasionale uso del growl da parte di Markus Stock e vi si percepisce un’inclinazione romantica che finisce, ineluttabilmente, per coinvolgere. L’opener “The Three Flame Sapphire” esordisce con note di chitarra tristi e pacate che si inseriscono in un contesto classicheggiante, tanto che l’accelerazione improvvisa prende quasi alla sprovvista: archi, flauto e ritmica sostenuta disegnano un ‘quadro’ fiabesco, un po’ incantato. Poi, in “A Lucid Tower Beckons On The Hills” lievita la suggestione con un riuscito e ricchissimo scenario folk/metal popolato di suoni e voci (anche growl!) e diluito, così, nelle poetiche note di un dulcimer mentre “The Oaken Throne” è definita da un clima caliginoso e crepuscolare nel quale emerge il canto dai toni vagamente rituali fino a un vigoroso ‘cambio di passo’ a metà pezzo, nuovamente in direzione metal; “Moonrise” è dominata da magici, tristissimi arpeggi. Ma, poco più in là, “The Wild Swans” è una vera apoteosi di black metal e paesaggi senza fine; quindi, bypassata la solennità ‘gentile’ di “In the Morning Mist”, la title track conclude in grandiosità e imponenza – ma regalando ancora, qua e là, delicatissimi arpeggi e note di archi – un album di pregio.