Il cinema horror italiano degli anni ‘70 per molti costituisce una stagione unica in cui sono stati prodotti veri e propri film considerati oggi di culto. Autori come Mario Bava, il primo Dario Argento, il compianto Lucio Fulci e il grande Pupi Avati sono nomi che hanno dato lustro alla nostra scuola cinematografica e sono molto apprezzati all’estero. Anche la musica all’epoca ha avuto un rapporto molto stretto con il cinema come dimostrano i Goblin il cui apporto fu decisivo per le sorti dei film di Argento. Anche gli Jacula e gli Antonius Rex capirono il “mood” dell’epoca: c’era un “feeling” particolare in quel decennio che, per fortuna, non è andato completamente perduto. In Italia un’etichetta discografica che ha da sempre dato grande attenzione all’argomento è la Black Widow di Genova che, nel 1998, se ne uscì con E tu vivrani nel terrore, un tributo agli horror movies che comprendeva anche un libro (Incubi notturni). Ma il discorso non si è mai in realtà interrotto come dimostrano alcune uscite di questa etichetta fra cui segnalo il nuovo disco di La Stanza delle Maschere. Si tratta di un vero e proprio omaggio all’immaginario evocato dai registi sopracitati. Ritroviamo i personaggi di un film come La casa delle finestre che ridono come le sorelle Legnani, Luigi Costa, personaggio in Zeder o Ugo Piazza, protagonista in Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo (con colonna sonora degli Osanna). Ma c’è un omaggio anche a un classico come Sette note in nero di Lucio Fulci. Musicalmente ci troviamo di fronte ad un doom che deve qualcosa ai Death SS e la guru Paul Chain. Brani come “La casa delle finestre che ridono” e “Sette note in nero” riescono a rievocare la magia di quelle pellicole leggendarie. Qualcosa del genere aveva fatto anche, in ambito dark-ambient, Claudio Dondo con il suo progetto Runes Order. Caldamente consigliato ai seguaci del doom.