Quattro anni da “The dead years” (revisione ampliata del loro omonimo esordio datato 2007) e ben sette da “Les sacrifiés”, il tempo è trascorso non senza riservare preoccupazioni ai parigini MD, i quali danno ora alle stampe Dead end euphoria. Sei brani ultra-doom ammantati da una coltre di furore nichilista che in episodi come la ferale cavalcata “Never too old to die” trova la sua più compiuta espressione, alternando estenuanti parti rallentate ad altre più veloci, ove la matrice black si espone con maggiore chiarezza. Si può a ben ragione notare che Dead end euphoria, come l’intiera discografia del terzetto, rappresenta lo specchio dell’animo inquieto di Laurent Chaulet, il quale riversa nel suo operato tutte le sue angustie. MD era catalogabile come solo-project fino all’ottobre 2015, ma il leader rappresenta tutt’oggi la salda guida del progetto. Il disco non si risolve in una collezione di funeree litanie, mostrando bensì spunti interessanti ed una sorprendente (considerato il perimetro entro il quale si muove) varietà espositiva. Il martellare epico e la melodia che sottendono la title-track non rappresentano l’unica eccezione, ed è la lunga, solenne “Five steps to death” a reclamare la giusta attenzione, sfiorando la mezz’ora e collocandosi fra le prove meglio riuscite non solo dei francesi, bensì dell’intiero settore. E’ proprio il voler coscientemente incorporare elementi diversi, dal goth al death senza per questo risultare derivativi, a rendere merito alla prova dei Mourning Dawn. Ed a guadagnare la stima non solo degli adepti del culto del doom più estremo.