Vengono dalla Corsica Torhia e Jbaâl ovvero i Kháos on Gaïa, duo in attività da un paio di anni che ha di recente pubblicato il debut album The Cage. I solari paesaggi delle origini, però, incidono solo marginalmente sul loro stile musicale, che si colloca fra il dark folk con svariati influssi ‘etnici’ e il trip-hop cui, tra l’altro, si richiamano con ogni evidenza le tonalità intense del canto di Torhia: il risultato è un’efficace contaminazione a colori dark, ricca di passaggi onirici ma anche di suoni gradevolmente accessibili, cioè qualcosa, dunque, degno di interesse. Le caratteristiche della musica di Kháos on Gaïa si apprezzano già nell’opener “Prophétie”, dall’esordio ‘aggressivo’ su cui, però, immediatamente prevale la poesia della voce, abbinata all’andamento cadenzato dal sapore tribale. La stessa formula si ritrova nella seguente “Faun”, uno degli episodi più validi e fra i più vicini al trip-hop, nel quale il canto si leva limpido su di un ‘impasto’ elettronico estremamente variegato, mentre “Annabel Lee”, basata sui versi di Edgar Allan Poe inizia ‘ariosa’ per fluire quindi in un oscuro contesto pervaso di languida malinconia che si dilunga per oltre dieci minuti; la title track interpreta l’inclinazione trip-hop con suggestione, abbinando canto intenso a una base elettronica marcata. Poi, in “Alone with Us” dominano delicatezza e sensibilità con un tocco onirico e visionario, presente forse di più – insieme a un accenno di solennità – in “Stay…”, mentre “Stay Safe” si sposta verso soluzioni più sperimentali; “Shadow Work”, infine, conclude con sfumature folk, ma anche rituali e di nuovo sperimentali un disco che possiamo definire eclettico e intrigante.