Il tempio dell’hockey finnico, la Helsinki jäähalli. La loro città. Live at Helsinki Ice Hall è la celebrazione di una delle (tante) glorie del metal finlandese. Una location che ha visto esibirsi una tale quantità di complessi che elencarli tutti costerebbe l’intiera recensione. Ora tocca a loro, non più da spettatori poco più che bimbi, ma da protagonisti. Gli Amorphis. Sestetto che ha attraversato gli ultimi trent’anni (l’evento risale al dicembre 2019, c’è il pubblico, il “loro” pubblico!) segnandoli significativamente, nel nome di un death/doom che ha inglobato progressivamente altri elementi, prevalendo oggi un componente melodico che costituisce uno dei tanti approdi evolutivi del sestetto guidato dai sempiterni Holpainen e Kallio.  

La carica feroce di “The four wise ones” e le elaborate trame di “Sampo” fanno parte del medesimo disegno, canzoni che non mostrano segni di cedimento, né limiti di “visione”. Il percussionismo tonitruante di “Wrong direction”, le tastiere che si levano maestose, pronte a planare solenni sul corpo della canzone, traendola a sé, la sarabanda infernale di “Against widows”, l’omaggio alla loro terra di “My Kantele” (e di “Pyres on the coast”), “The golden elk” che, scritta da altri, non assumerebbe il medesimo essere, il fiammeggiante hard rock di “Into hiding” (ove Kallio cita con competenza e rispetto Lord) e di “House of sleep” che chiude il concerto, “Silver bride” che ogni volta che l’ascolti ti artiglia le viscere, con la voce e gli strumenti (le chitarre che si inseguono assumono forme classiche stabilendo un pinto di contatto con i Saviour Machine del primo album) che ti trasportano letteralmente in un altro mondo, il mondo degli Amorphis. Il ghiaccio che si scioglie, stillando dalle punte dei pini maestosi, le albe ed i crepuscoli infiniti, il firmamento punteggiato da astri dei quali non conosciamo il nome. Il cuore che batte ed il petto che vibra. Pura epica nordica, quante volte lo sto scrivendo, in questi mesi che paiono non offrire futuro.  

Poi irrompe “Black winter day”. Ed il gorgo oscuro ti risucchia. Il ritorno alle origini, il principio del lungo viaggio. Pitkä alämä.