A distanza di oltre tre anni dal lavoro precedente Savage, Gary Numan pubblica Intruder, nuovo album solista, e, ancora una volta, sceglie di parlare di temi difficili da una prospettiva radicalmente pessimistica, quella che vede il nostro pianeta in una situazione di decadenza e rovina dalla quale è forse impossibile uscire. Sul piano musicale, Intruder nasce in totale coerenza con il citato Savage e sviluppa la tendenza già notata in direzione di un’elettronica ‘corposa’ e, talvolta, aspra, con sfumature ‘industriali’ che non sfuggono. Si inzia con “Betrayed”, pezzo synthwave davvero rilevante, con un motivo riuscito e una trama ‘sintetica’ pregevole, ‘guarnita’ da belle note di chitarra. Subito dopo, “The Gift” mostra l’inclinazione ‘industriale’ di cui si diceva e ‘rumorismi’ e ritmo sostenuto completano suoni dal sapore ‘arabeggiante’ in un amalgama raffinato ed intrigante, precedendo “I Am Screaming”, l’unica, forse, un po’ anonima e banalotta nel suo puntare quasi esclusivamente sull’aspetto melodico e sul canto appassionato; la title track, invece, uscita come singolo, regala passaggi ‘sintetici’ densi e seducenti, rimanendo subito impressa. Poi, bypassata la cupa e opprimente “Is This World Not Enough”, troviamo il poetico piano di “A Black Sun” che, insieme al pathos della voce, propone un momento di (quasi)dolcezza prima che la ritmica divenga più ruvida e incalzante, mentre “The Chosen” opta per soluzioni ‘futuribili’ di stampo decisamente industrial come, del resto, nonostante l’esordio pacato, anche la seguente “And It Breaks Me Again”; poco più avanti “Now and Forever”, dedicata dal nostro alla moglie, offre un intervallo romantico e accattivante, seppur a tinte rigorosamente dark. La chiusura è affidata a “The End of Dragons”, brano inquietante in cui riappare il piano ma in un contesto oscuro e teso: degna conclusione di un disco di ottima fattura.