Tornano a sonorità oscure senza tralasciare le melodie accattivanti i Kirlian Camera con il loro nuovo album Cold Pills. In attività da un tempo considerevole, seppur con qualche mutamento, nel corso degli anni i nostri sono andati ‘aggiornando’ il loro stile mediante la sperimentazione di soluzioni diverse, non sempre apprezzate da tutti. La padronanza del mestiere e la consapevolezza delle proprie potenzialità emergono anche in questo lavoro che ha raccolto un generale gradimento, soprattutto all’estero dove la band si è creata un pubblico fedele e più numeroso che in patria. Cold Pills è in linea con la produzione recente di Bergamini & Co. ma punta a scenari più tesi e complessi, in parte rinunciando alle derive pop che tante critiche hanno suscitato, per esempio, in relazione al precedente Hologram Moon: suoni elettronici ‘muscolosi’ sono qui alternati a passaggi drammatici non privi di romanticimo, che la vocalist Fossi, non certo fornita di doti canore straordinarie, ‘anima’ comunque con la sensualità di sempre; la notevole lunghezza del disco, che contiene ben sedici brani, sembra inoltre alludere all’impegno di un ascolto concentrato piuttosto che a un ‘divertissement’ destinato al dancefloor. Si parte così con “The Illusory Guest”, traccia variegata e interessante, a tratti, sperimentale: l’atmosfera cupissima ben si armonizza con il canto intenso, intriso del consueto languore. Il clima non muta nella successiva title track, definita da uno dei motivi più riusciti, una trama elettronica impeccabile e, forse, dalla migliore prestazione di Fossi, senza particolari virtuosismi ma di grande espressività, mentre, subito dopo, “I Became Alice” si cimenta in una ritmica più vivace pur mantenendo l’oscurità dei colori; quindi, bypassata l’impronta ‘cinematica’ di “Not True”, “Crystal Morn” riporta in auge l’attitudine pop. I due brani usciti come singoli, “Lobotomine 5” e “The 8th President” sono entrambi rilevanti, soprattutto il secondo, che evoca visioni fra il tormentato e il decadente; fra i due, un momento di pacata malinconia adornato da belle note di piano, “Randonists and Sleepers”. Delle restanti tracce menzioniamo ancora “Dusk Religion”, nove minuti di tetra suggestione con un arrangiamento ammirevole e la conclusiva “Twin Pills” che opta per sonorità delicate e sognanti e chiude con classe un disco che vogliamo considerare un autentico segnale di positiva evoluzione.