A distanza di poco più di due anni dall’Ep You & Me & Infinity del 2018, con l’intervallo di due singoli, esce un nuovo Ep dell’act di Wesley Eisold, intitolato Fate In Seven Lessons. Rigorosamente in stile ’80, con sonorità che, più che una ‘patina’ vintage, mostrano un diretto legame con quel periodo, il lavoro dei Cold Cave non devia dall’impostazione già vista per il disco precedente ma coltiva, oltre alla tendenza pop/ballabile, anche quella più tipicamente dark, creando atmosfere malinconiche e oscure, in genere efficaci, ma che inevitabilmente riportano a questo o quel musicista del passato cui sono ispirate, tutto sommato, con pochissime innovazioni. Abbiamo comunque qui sette brani prevalentemente darkwave, alcuni, come prevedibile, perfetti per il dancefloor ma anche piacevoli all’ascolto, altri dall’impronta cupa e ‘gotica’: nulla che faccia gridare al miracolo ma un contributo degno ad una tradizione che non ci stanca. L’opener, “Prayer From Nowhere” esordisce con suoni elettronici corposi e vitali abbinati ad una chitarra wave, ad evocare una coinvolgente atmosfera ‘80 ma con “Night Light” appare uno scenario che, come è stato notato, è impossibile non collegare ai New Order, dei quali si ritrova lo stile e, in parte, l’attrattiva anche se di originalità non si può parlare; “Psalm 23”, senza allontanarsi da quei canoni, opta per sonorità più robuste e meno accattivanti. Poi, “Love is All” propone una melodia seducente e romantica sostenuta da chitarra e da un riuscito riff sintetico’, mentre Eisold regala una vocalità ricca di pathos, prima che “Happy Birthday Dark Star” omaggi palesemente i Cure richiamandoli anche nei toni del canto. Infine, bypassato il mood super-dark di “Honey Flower”, “Promised Land” conclude con ritmica vivace, voce appassionata e ammiccanti coretti un album che, pur rientrando fra le operazioni ‘nostalgia’, di certo mantiene un livello più che soddisfacente.