Non immediatamente classificabile (e questo può costituire un bene ovvero un male a seconda del campo di schieramento ove si colloca chi ascolta, oggidì pare che tutto debba esser etichettato) Universo 25 assomma sei canzoni più intro cupe, a tratti pesanti, riflettendo la scrittura gli umori della parentesi (chiusa per sempre? Chissà…) pandemica che abbiamo vissuto e stiamo vivendo. La rabbiosa “Pandemica” (appunto) ne è ottima testimone: qui il canto declamatorio si mostra assai funzionale al buon esito del brano. Ma il groviglio sonoro, in equilibrio a volte precario tra post-metal, sludge, h.c. “evoluto” dovrà superare la prova del tempo, isolandosi dalla contingenza e superandola. La (voluta) uniformità espressiva rende il disco non agevolmente assimilabile, anche quando irrompono improvvise aperture melodiche che, inaspettate, alleggeriscono la pressione, rendendo lo scheletro osseo di queste composizioni meno pesante.  Segno sul taccuino la citata “Pandemica”, “Disordine e indisciplina” (a dispetto del titolo assai rigorosa) ed “Inutili eroi”. Universo 25 si indirizza ad un pubblico selezionato, curioso, aperto alle contaminazioni; evitare di archiviarlo troppo frettolosamente nel faldone dei “dischi di nicchia”. 

 

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