Fra le uscite del 2021 c’è da segnalare anche il nuovo album dei Varsovie, L’Ombre et la Nuit, che esce a distanza di circa tre anni dal precedente Coups et Blessures. Il lavoro è interamente dedicato allo scrittore svizzero Francis Giauque, suicidatosi il 12 maggio 1965 a soli trentuno anni, e il titolo riprende, in sostanza, quello della sua seconda raccolta di componimenti, pubblicata nel 1962, mentre i testi, inutile dirlo, hanno contenuti estremamente drammatici. I Varsovie rimangono comunque fedeli alla formula postpunk, trasfondendo nelle loro atmosfere il massimo del pathos e dell’intensità e ponendosi un po’ sulla scia degli indimenticati Noir Désir. Si comincia con “Sur la Nature du Vide” e le sue note ‘acuminate’ di chitarra che, insieme all’impeto del canto, ci illustrano il mood oscuro tanto caratteristico per la band. Subito dopo, in “Magnitizdat” l’andamento si fa incalzante, quasi convulso, omaggiando il postpunk delle origini mentre “Kissa Kouprine”, dedicata alla modella e attrice degli anni ’20 Ksenia Alexandrovna Kuprina, opta per modalità più ‘depresse’ senza che però venga a mancare l’abituale energia. Ma “Cas Contact” torna alla ritmica febbrile, per non dire frenetica, che ai Varsovie riesce così bene e “Evelyn McHale” ci propone la loro ‘veemente’ idea di malinconia, giacchè parla di una vicenda di suicidio; “Ne plus Attendre” si attiene ai canoni postpunk di gran classe cui i nostri ci hanno abituati. Troviamo quindi la bella title track in cui le chitarre letteralmente ‘spadroneggiano’ e il canto è quasi uno spoken word; delle restanti tracce vogliamo menzionare la conclusiva “L’offensive” che, dopo un esordio pacato e riflessivo, si accende della solita, cupissima passione, chiudendo con il pathos più suggestivo un disco valido e moderno.