Punta su suoni travolgenti a forti tinte shoegaze la band americana A Place To Bury Strangers che, all’inizio di quest’anno, ha fatto uscire, per la sua nuova etichetta DedStrange Records, un Ep con cinque brani intitolato Hologram. Concepito come un ideale seguito di Pinned, si potrebbe dire che Hologram risenta della pandemia e dei sentimenti negativi che essa ha suscitato: vi si respira, infatti, un’atmosfera vagamente claustrofobica dietro la quale, in quei pochi sprazzi di luce che ogni tanto si intra-sentono, emergono un desiderio di liberazione e un anelito ad un’irraggiungibile purezza, che potrebbero significare speranza… o il suo opposto. C’è ancora molto rumore e non mancano gli effetti di chitarra, nelle tracce di Hologram, con passaggi talmente abrasivi da risultare disturbanti: la presenza di due nuovi membri – il bassista John Fedowitz e la batterista Sandra Fedowitz – rafforza la parte ritmica fino a renderla potente. L’ispirazione, tuttavia, si orienta ai classici dello shoegaze – My Bloody Valentine più che Jesus and Mary Chain – in cui ritrovavamo in modo inatteso sonorità di sorprendente delicatezza che si facevano strada attraverso un muro di suono fra i più imponenti, proprio come accade anche qui. Per gli amanti del genere, Hologram è una vera goduria. Il primo brano, “End of the Night”, con il ritmo martellante, apre la strada ad una chitarra talmente acida che ferisce, fra le tonalità trasognate del canto. Subito dopo, “I Might Have” esordisce non meno aggressiva, manifestando quell’anima punk notata, talvolta, anche in passato, giungendo ad una chiusa caotica quanto irresistibile, mentre “Playing the Part”, uno dei pezzi più validi, opta per note di chitarra wave che tratteggiano uno scenario cupo ma di ricercato languore; “In My Hive”, forse la più sperimentale, torna ad andamento incalzante, ritmica intensa e distorsioni. L’ultima traccia, “ I Need You”, mette in mostra un’inedita vena eterea e gentile e conclude con preziose armonie un lavoro pienamente soddisfacente.