La maggior parte di noi si è avvicinata It Won’t Always Be Like This degli Inhaler – Elijah Hewson, Robert Keating, Josh Jenkinson e Ryan McMahon – per curiosità. Il fatto che il frontman di questa ‘acerba’ band apparsa da pochissimo fosse il figlio di Bono Vox (Hewson) in effetti ci intrigava. Sia come sia, l’album poi ha convinto molti, ha una produzione di tutto rispetto (Antony Genn, già presente nei Mescaleros) ed è un ascolto piacevole, anche perché, a mio avviso richiama la freschezza che caratterizzava i primi lavori degli U2, quando ancora non avevano preso la successiva china. Il figlio di Bono, per dirla tutta, non osa granchè: le melodie sono efficaci, l’influenza postpunk si percepisce ma diluita da un’attitudine pop che le rende danzerecce – e canterecce – e talvolta irresistibili. Un disco estivo, si vorrebbe dire, considerato che, in giro, si sono sentite cose assai peggiori. Apre la title track, uno dei brani più orecchiabili e rilassati – lo stile, per intenderci, ricorda quello dei White Lies – che mostra subito una padronanza ed una sicurezza inattese per un gruppo così giovane. Segue la vivace e briosa “My Honest Face”, un esemplare impeccabile di postpunk revival dove il basso di Keating e la chitarra di Jenkinson si fanno molto onore e anche se poi “Slide Out The Window” con il pop, francamente, esagera un po’, possiamo consolarci con la successiva “Cheer Up Baby”, agile e frizzante, che ‘cattura’ come gli U2 di altri tempi: del resto il frontman da qualcuno l’avrà presa, la sua bella voce… Il clima si fa più pacato in “A Night on the Floor”, in cui il mood assume i colori della malinconia e le tonalità del canto si colmano di intensità e pathos, tendenza che si conferma anche nella seguente “My King Will Be Kind”, caratterizzata da una motivo semplice ma efficace; in “When It Breaks”, invece, lo spleen torna sullo sfondo per fare posto alla giovanile effervescenza e la vitalità – unite ad una gradevole melodia – già evidenziate altrove. Infine si segnala l’accattivante verve di “In My Sleep”, che conclude con promesse e speranze un album che ha un suo perchè.