Ridurre Del regime invisibile ad una semplice esperienza d’ascolto vanificherebbe l’impegno, notevolissimo, profuso dai suoi Autori. E che, temo, sproporzionato rispetto ai riscontri che otterrà, ma spero, vivamente lo spero, di cadere in errore. Conseguenza ancor peggiore, fareste spreco del tempo che gli hanno dedicato. Compiereste così una scelleratezza intollerabile. 

 Del regime invisibile è opera dalla prospettiva ampissima e sopra tutto rivolta ad un futuro che il giovane trio (il progetto DASIA è operativo dal 2015, un lasso di tempo limitato che ha prodotto però frutti tangibili) dovrà coltivare. Stante le premesse (in embrione il talento dei giovani componenti, peraltro coinvolti in altre iniziative, era già evidente all’epoca dell’omonimo EP di debutto), il raggiungimento della cuspide del processo evolutivo in corso non rappresenterà per il complesso un’impresa difficoltosa. 

 Un disco concettuale, ma lontano, lontanissimo dal “concetto” stesso di concept-album. Ho ingenerato confusione, ho esagerato con le ripetizioni? Chiedo venia, ma il rischio che si sono assunti è tale da indurmi ad eliminare ogni minuto elemento di dubbio. Non v’è traccia in Del regime invisibile della tronfia vanità spacciata come genio che incancrenì pile di pubblicazioni che videro la luce alcuni decenni fa (non devo certo spiegarlo come e quando…) e che troppi s’intestardiscono di reiterare. Dodici composizioni più intro ed un “Interludio” che mostrano un’applicazione alla composizione ed all’esecuzione che palesa un rigore crimsoniano ed una feroce, seppur mai troppo dissigillata, iconoclastia. Sul Suono, ora nervoso, ora più disteso, si staglia la Parola, un recitato distaccato, freddo, scandito, a volte iroso. Come frasi graffiate su muri scrostati. Una sensazione di orrore reale (ovvero è “solo” un incubo?), quello del quotidiano, ancor più terrificante di quello immaginato. L’approccio sperimentale, coraggioso, l’appropriarsi di un linguaggio espositivo “alto” per piegarlo alla propria volontà (il “rigore crimsoniano” sopra citato) che non può prescindere dall’impianto grafico, al quale viene demandato il compito di introdurre, di guidare, di esplicare. Osservate le linee, i chiari e gli scuri, lo sfondo sul quale i segni s’appoggiano. E’ un’operazione di svuotamento e di riempimento che va, deve andare di pari passo con l’ascolto. Fino a stordire, ma non annichilire. Vincere l’iniziale disorientamento e proseguire, aver il coraggio di farlo, scivolare lungo la china del caos apparente eppoi risalire. Suono ed immagini, quelle adoprate nel corso delle esibizioni dal vivo e quelle dei due video che anticipano/presentano Del regime invisibile, ovvero “Vertigine” ed “Epifania: il naufragio”, singoli/non-singoli che nel titolo custodiscono due delle diverse chiavi di lettura che l’ascoltatore dovrà tenere in debita considerazione, se vorrà addivenire ad una conclusione: vertigine ed epifania. Ognuno poi interpreterà Del regime invisibile ed il suo contenuto/proclama (che tale a volte è) a seconda della propria inclinazione, della propria “visione”, della propria “cultura”. Mettete in fila i singoli titoli. Ascoltate, Osservate. Non lasciatevi sfuggire il minimo particolare. Non abbiate timore, valicate la nera cortina e proseguite con passo fermo. E’ tutto già deciso, già stabilito. Loro lo sanno, hanno ben chiaro quale E’ l’epilogo. Amen! 

Per informazioni: https://www.lizardrecords.it
Web: https://www.dasiaband.it