Claudio Milano è un compositore, ricercatore vocale, pittore e musicoterapista. Siamo di fronte indubbiamente a un artista a 360 gradi che ha sperimentato le possibilità della voce un po’ come ha fatto il grande Demetrio Stratos. Ora esce il suo nuovo disco, intitolato INCIDENTI-Lo Schianto, attribuito al suo progetto NichelOdeon/InSonar & Relative. Si tratta del quarto album di NichelOdeon. In maniera ironica Claudio Milano, nelle note di accompagnamento, scrive di come INCIDENTI-Lo Schianto rischi di “divenire il più grande fallimento di Snowdonia”, l’etichetta discografica da cui viene pubblicato. Sembra una dichiarazione un po’ pessimista e sopra le righe e forse non del tutto sincera (maschera in maniera intelligente l’ego dell’artista). Non so quante copie venderà questo disco, mi auguro molte anche se credo saranno poche, ma questa musica, pur bellissima, rischia davvero di far parte della “nicchia della nicchia”. Intendiamoci se vi piace la musica di avanguardia e la ricerca troverete pane per i vostri denti. In un brano (“This Order”) compare anche un riferimento a Jargon King e la mente va (ma potrei sbagliarmi) a Peter Hammill a al suo Black Box. In effetti il nostro è un grande fan dei Van Der Graaf Generator! In realtà, al di là del mio preambolo, questa musica è più fruibile di quel che forse ci si potrebbe aspettare. Non siamo di fronte ad un lavoro di sterile e vuota sperimentazione che di solito riesce solo nell’intento di allontanare il pubblico. Le ambientazioni sono algide, basate sui dialoghi fra il violino di Erica Scherl e i fiati di Evaristo Casonato. Chi ha amato il prog italiano più cerebrale e vicino all’avanguardia (come quello del primo Battiato, di Opus Avantra, Pierrot Lunaire e Area) dovrebbe apprezzare. Chiaramente rimane pur sempre un album ostico ma vi assicuro che vale la pena fare uno sforzo. Alla fine le soddisfazioni saranno garantire e ne sarete ricompensati ve lo assicuro. Fra i collaboratori troviamo Paolo Tofani (eccoli gli Area a fare capolino), Vincenzo Zitello e Laura Catrani. A tratti sembra di ascoltare una sinfonia di musica da camera. I generi subiscono un trattamento d’urto devastante in cui vengono composti e ricomposti. Possiamo ascoltare così influenze di musica elettronica, jazz e folk: il risultato finale e’ realmente sorprendente e originale. Se amate la musica che va oltre le vuote etichette date una possibilità a questo disco vi assicuro che non ve ne pentirete.