E’ uscito da poco Ritual, il nuovo lavoro dei Nytt Land che, giunti ormai al sesto album, si sono conquistati un posto di tutto rilievo in ambito folk nordico e rituale. Come abbiamo osservato a proposito del precedente Cvlt, la formula del duo appare abbastanza particolare in quanto associa aspetti appartenenti a più mitologie geograficamente vicine, legate comunque al nord arcaico e alle sue leggende, restituendone in forma molto personale i colori oscuri e inquietanti: la Siberia rurale si ‘sposa’ qui con l’epopea scandinava e le religioni dei vichinghi, senza che l’autenticità dell’ispirazione risulti manipolata, così che spiritualità e suggestione sono presenti in ogni singola nota. Si comincia con la intensa e un po’ sinistra title track, che tratteggia un paesaggio caliginoso e popolato da uccelli gracchianti, il tutto scandito da ‘ancestrali’ percussioni e ‘coronato’ dal canto di ‘gola’ utilizzato spessissimo nel disco, cui fanno da contraltare cori vibranti: l’effetto è qui davvero garantito. “ The Fires of Ragnarok” si incentra sulla ritmica martellante abbinata ancora una volta alle tonalità gutturali: a metà del brano, l’andamento diviene febbrile in una sorta di delirio estatico, prima di tornare al ‘battito’ costante che dura fino in fondo; poi, “The Birth of a Shaman” propone un arrangiamento insolitamente composito, ricchissimo di voci e suoni. Ma bisogna attendere, poco dopo, “U-Gra” perché la suggestione del lavoro dei Nytt Land dilaghi completamente: vi si racconta, toccando vette di pura poesia, la storia di una tribù nativa siberiana chiamata Khanty e dei suoi spiriti guardiani e la forza della musica è tale che la seguente “Gróttasöngr”, nonostante la bellissima parte vocale che prorompe in potenza e selvaggia libertà, non sembra fare altro che attenersi ai canoni di un valido folk rituale. Troviamo in chiusura “Svartravn”, altro apice emotivo, connesso non a caso a elementi tipici della mitologia nordica come il guerriero sul campo di battaglia e il corvo che lo ascolta: anche qui la combinazione di voci e la liricità del contesto paiono evocare, nel corso dell’ascolto, la magica atmosfera dell’arte scaldica di cui i Wardruna sono oggi gli indiscussi cantori; “Blood Of The North”, alla fine, conclude con un momento strumentale a tinte cupissime un album dal fascino assolutamente unico.