Torna Day Before Us, il progetto di Philippe Blache, musicista e compositore di orientamento neoclassico e ambient, con un nuovo, prezioso album, As My Spirit Wanders Free. I lettori di ver Sacrum conoscono di lui i precedenti Nihil Interit, Prélude à l’âme d’élégie e Misty shroud of regrets, dei quali abbiamo elogiato le atmosfere intense e raffinate oltre alla spiccata tendenza alla poesia. Oggi la musica di Day Before Us è sempre densa di emozione, ma l’attitudine ambient è ancora più spiccata, arricchita da occasionali rumorismi, il colore dei paesaggi è decisamente dark e il mood è particolarmente cupo e introspettivo, assai indicato per un ascolto concentrato e solitario. Apre “Suspiria de Profundis” con agghiaccianti, talvolta ‘tempestose’ note ambient e le criptiche voci che vi emergono non contribuiscono certo a rendere lo spazio più accogliente. Subito dopo, in “Mircalla von Karnstein”, i suoni sembrano alludere a spettrali riti – il riferimento del titolo a Sheridan Le Fanu non è sicuramente un caso! – e continua ad essere percepibile un senso di vuoto inquietante e sinistro che tornerà anche altrove: il pezzo dura quasi dieci minuti con interventi ‘industriali’ o passaggi ‘cinematici’, ma il registro perdura fino alla fine; “Altekont i tieva darza” tratteggia una visione ‘atmosferica’ dal sapore ‘invernale’ che, a un certo punto, le campane e il suono della pioggia rendono stranamente vibrante, mentre la voce di Agne Srebaliute pare riprodurre una straziante preghiera, preparando la chiusa ambient ricco di echi. Poi, “To The Twilight Gathering Round” ‘gioca’ con organo e rumorismi assortiti ad accompagnare un canto grondante malinconia cui, nella seconda parte si aggiungono bellissime note acustiche, e “As An Heart Turned Dry and Dust” utilizza un fosco parlato su una trama elettronica davvero tenebrosa; “Beneath The Starry Sky” contiene una delle migliori prestazioni canore del disco, su uno sfondo di sonorità oscurissime fra le quali si distingue, tuttavia, lo sciabordio delle onde. Delle restanti tracce menzioniamo infine la title track, che conclude l’album con suoni che si ampliano a dismisura; qui, più che un contesto si percepisce il cosmo, una voce sacrale vi ‘fluttua’, a volte commovente, a volte quasi immateriale e la suggestione è assicurata.