È uscito quest’anno Parallel, il secondo album di Pinhdar, duo milanese composto da Cecilia Mirandoli e Max Tarenzi, prodotto da una figura di eccezione come Howie B. Apprezzati, infatti, più fuori dall’Italia che in patria, i Pinhdar hanno portato un seme di novità con la loro proposta musicale suggestiva e coerente, capace di amalgamare stati d’animo crepuscolari, paesaggi tenebrosi costruiti da elettronica e chitarra, momenti leggeri e ariosi, il tutto ‘coronato’ da una voce incantevole, quella di Mirandoli, che sembra fatta per entusiasmare. Non è facile descrivere la ‘ricetta’ dei Pinhdar, ma di certo vale la pena ascoltare Parallel: otto brani che, come è stato osservato, sono debitori sia al dreampop che al trip-hop, ma non imitano nessuno dei due generi, preferendo introdurre il pubblico in un mondo a parte… parallelo, del resto, è la parola usata per il titolo del disco. Si comincia con “Anacreonte” e il suo esordio ‘sacrale’ che conduce a un contesto oscuro, ben sottolineato dalla voce drammatica e un po’ misteriosa. Subito dopo, ecco la cupa e inquietante title track, in cui il canto emerge suggestivo sullo sfondo di una bella chitarra wave per concludere il brano fra accorati sussurri, mentre “Glass Soul” è un episodio piuttosto melodico ma non meno teso. Troviamo, quindi, “Corri”, che offre sicuramente una delle prestazioni migliori della vocalist e regala a uno scenario tetro ma di amplissimo respiro le sue tonalità più intense e sentite mentre, poi, la struttura variegata di “Too Late (A Big Wave)” fa da sfondo a un’interpretazione a tinte sensuali, talvolta sospirosa, ma dalla personalità dilagante; “Atoms and Dust” abbina oscurità e mistero a sonorità trip-hop. Segnaliamo, infine, la conclusiva “The Hour of Now”, una splendida miscela di stili che produce un’affascinante atmosfera sospesa fra dolcezza e palpito, per chiudere con inimitabile eleganza un album pregevole.