Pur attorniato di volta in volta da vari collaboratori, il Sole Invitto è il progetto personale di Tony Wakefrod in cui riversa le sue idee e la sua visione pessimista della civiltà moderna. Non a caso il primo Ep del 1987 è intitolato , traduzione inglese del celebre e importante Rivolta contro il mondo moderno del filosofo tradizionalista italiano Julius Evola. In verità, Wakeford ha ammesso di aver scelto il titolo perché suonava bene e si adattava alla sua “visione” della realtà, ma di non aver mai sposato in toto le teorie di Evola. La prima produzione del Sole Invitto non è scevra da alcuni difetti tecnici dovuti anche alle rudi radici punk. I suoi primi lavori sono a volte penalizzati anche da una registrazione grezza e lo-fi, ma tuttavia già nel primo Ep, Against The Modern World, – disco di importanza storica fondamentale per il genere – traspare un’urgenza espressiva sincera nel sottolineare la decadenza della moderna civiltà occidentale. All’epoca Wakeford si accompagna con Gareth Smith (Decadent Few, No Remorse) e Ian Read (in futuro responsabile del seminale progetto pagan-folk Fire + Ice).
In Against The Modern World troviamo quattro piccoli classici che hanno fatto scuola: “Angels Falls”, la title track – un vero e proprio inno “evoliano” in musica – “A Ship Is Burning” e “Summer Ends” sono ballate folk sporche inframmezzate da synth e batteria elettronica in cui “in nuce” si intravede lo splendore di un suono che diventerà in futuro più raffinato e rifinito ma che riesce nondimeno a emozionare, e qui l’influenza del post-punk è ancora molto evidente.
Wakeford è molto più diretto e meno criptico e ambiguo rispetto a Douglas P. nel gridare il suo sdegno per la massificazione dell’Occidente e nel denunciarne l’evidente declino. In “Raven Chorus” e nella marziale “Wolf-Age, Axe-Age” traspare anche un interesse per il paganesimo nordico, probabilmente grazie all’influenza di Ian Read. La Auerbach Tonträger ha provveduto a ristampare questo diamante grezzo nel 2019 in cd.