Gli Spacemen 3 sono stati indubbiamente uno dei gruppi più influenti della scena alternativa musicale degli anni ‘80 e ‘90. Sono stato un loro fan e ritengo dischi come The Perfect Prescription, Playing With Fire e Dreamweapon siano dei capolavori. Questo bel volumetto di Stefano I. Bianchi (uscito nella collana Director’s Cut di Blow Up, la stessa di quella del libro Arcangeli del caos dedicato ai Coil di cui ho parlato su Ver Sacrum) fa finalmente il punto della situazione su un gruppo di importanza capitale. Erroneamente associati dalla critica ai Jesus And Mary Chain (di cui in retrospettiva rimangono superiori come importanza) sono invece assimilabili ai Loop, gruppo che ha seguito un percorso a loro simile partendo dalla psichedelia per arrivare ad un ambient isolazionista. Ma il libro ha il merito di non fermarsi ai soli Spacemen 3 ma di indagare tutti i successivi progetti ovvero gli Spectrum e gli E.A.R. di Sonic Boom (oltre ai suoi dischi solisti) e gli Spiritualized di Jason Pierce. Se c’è una parola chiave per capire la loro musica quella è “minimalismo”. Devoti della psichedelia dei Red Crayola, dei 13TH Floor Elevators, degli Stooges, dei Can e dei Suicide, gli Spacemen 3 hanno reinventato e aggiornato la psichedelia anticipando il filone della musica ambient isolazionista. Ma in tutto questo sono rimasti fedeli anche alle radici della musica gospel, blues e country contaminandole con la musica contemporanea. La band era sostanzialmente divisa fra le personalità creative di Sonic Boom e Jason Pierce. Giustamente Stefano I. Bianchi sottolinea come quanto prodotto successivamente dai 2 (ma non vanno dimenticati anche i loro collaboratori come il bassista Will Carruthers) sia inferiore (anche se comunque valido) rispetto a quanto fatto con la sigla madre. Anche se pare che il grande John Peel fosse un fan degli Spiritualized pur avendo trasmesso anche gli Spacemen 3. Degli Spiritualized ho comunque amato Ladies And Gentleme We Are Floating In Space mentre Sonic Boom si è forse involuto in una ricerca musicale non sempre ben a fuoco pur restando interessante. Evidentemente la loro alchimia artistica funzionava alla perfezione ma le fratture insanabili che si sono create hanno finito con il rompere il giocattolo. Dopo il primo buon disco Sound Of Confusion (che parte della critica ritenne derivativo e troppo rumoroso anche se Stefano I. Bianchi fa notare come gli fosse superiore la precedente cassetta Taking Drugs To Make Music To Take Drugs To) gli Spacemen 3 pubblicarono un capolavoro come il citato The Perfect Prescription, una sorta di concept sul tema della droga. Inutile negare che i membri degli Spacemen 3 hanno sempre ammesso di fare uso di vari tipi di sostanze stupefacenti (come eroina ed ecstasy), ritenute importanti nel loro processo creativo. Secondo la loro teoria anche gli ascoltatori avrebbero dovuto sentire la musica in stato alterato. D’altra parte alcuni riferimenti nei testi sono molto espliciti in questo senso. La musica cambia rispetto all’esordio è diventa più pacata. The Perfect Prescription contiene un capolavoro come la cover di “Tranparent Radiation” dei Red Crayola che viene collegata a un loro pezzo originale intitolato “Ecstasy Symphony’. L’effetto è siderale e cosmico e anticipa, come si diceva, l’ambient isolazionista. Anche Playing With Fire contiene dei pezzi capolavoro come la dolce ed estatica “Honey” e il gospel metafisico di “Lord Can You Hear Me?”. Ci sarebbero poi Dreamweapon, consigliato agli amanti della musica minimale dura e pura, il solo brano presente essendo basato sulla ripetizione di un solo accordo con i nostri Astronauti che sembrano strafatti, e l’album di commiato Recurring composto da separati in casa. La lettura del volume comunque scorre piacevolmente (a differenza del libretto sui Coil Arcangeli del caos in cui lo stile di Paolo Bertoni era quantomeno opinabile).

Stefano I. Bianchi “Spacemen 3 – Astronauti dello spazio interiore” – Blow Up – Director’s Cut 24 – 124 pagine – Euro 12