A volte bastano due canzoni per farti star bene. Ovvero i primi due minuti di “Flood”, traccia che attribuisce il titolo all’EP (o singolone) dei TFMotM di Rockford, Illinois, conosciuti anche semplicemente come The Funeral March. 

In questo pezzo è racchiusa l’essenza stessa dell’american gothic rock, canto enfatico, dense chitarre fragorose, basso e batteria che riempiono lo spettro sonoro. Un suono cupo, minaccioso, reso alla perfezione da un complesso che in un quadriennio ha acquisito uno stile sicuramente derivativo, approcciandolo però con ferma convinzione che gli fa onore. E la versione “demo” dello stesso alimenta il favore che si è meritato, offrendone una versione solo apparentemente più scarna. Eppoi “Fall down” ed i fasti cureiani evocati/evocanti un’atmosfera di insano struggimento, canzone attraversata da una chitarra lancinante che taglia in due, come le forbici mosse dalle mani sapienti del sarto, ovvero il bisturi dell’anatomopatologo, un tessuto reso tenace dalla sezione ritmica e rinforzato dalle discrete tastiere. Sette minuti che riappacificano e che saziano l’appetito di chi al true-goth non sa né può rinunziare. Ci sono anche dei remix, ma nulla aggiungono nella sostanza, piacevoli e nulla più. Il grembo oscuro dell’America.