Le tre ragazze prodigio d’Islanda si allontanano sempre più dall’ispirazione delle origini, per approdare a un sound originale, che sta diventando, poco a poco, il loro marchio di fabbrica: in Undir Köldum Norðurljósum, uscito quest’anno, la ricerca della band appare definitivamente orientata verso un amalgama di stile darkwave e tradizione folkloristica islandese, che viene così rivisitata in una forma moderna e affascinante… la ‘maturità’ di questi giovani talenti sta dando ottimi frutti. La rabbia che, all’inizio, si percepiva assai spesso nella loro musica sembra oggi quasi diluita, ma non scomparsa, come attestano certe tonalità angosciate che emergono occasionalmente nel canto; il basso fa sempre un gran lavoro ma le tastiere si ritrovano di frequente ad eseguire delicati ‘ricami’ che sorprendono, come sorprendente appare a volte anche la voce avvolgente e malinconica. Il disco contiene dieci tracce di livello ineccepibile, da ascoltare di seguito e in concentrazione. Apre “Svört Augu” con sonorità postpunk e un’atmosfera cupissima, ben interpretato con toni inquietanti da Laufey Soffía Þórsdóttir: un pezzo destinato a diventare un inno della scena dark. Subito dopo, “Sólstöður” fa riferimento all’eredità d’Islanda e l’oscurità postpunk si arricchisce di note ‘stregate’ e ‘misticheggianti’, con sinistri giochi di voci abbinati al canto ricco di pathos; “Örlögin” esordisce con un basso di carattere che, tutto il tempo, scandisce con decisione la tessitura ‘sintetica’, mentre poi, “Halastjarnan” ci regala un momento darkwave di ottima fattura, proprio come la seguente, deliziosa “Ósýnileg”, l’unica a colorarsi di pop senza abbandonare gli scenari tenebrosi. La mesta ballata “ Sírenur” ci riporta quindi ad atmosfere nordiche, delle quali re-interpreta la freddezza e la malinconia con passaggi straordinariamente struggenti e “Stormurinn” sconfina in contesti onirici, quasi eterei, praticamente una novità nel repertorio delle ragazze; poco dopo, bypassata “Óskasteinar”, ulteriore, incursione nel folk islandese dal taglio tuttavia modernissimo, ecco “Hvtir Sandar”, frutto di un’inedita collaborazione con Alcest, il cui intervento – riconoscibilissimo! – esalta la qualità sognante di un brano coinvolgente e ricco di emozione. In chiusura, “Saman”, l’ultimo capolavoro, conclude in stile evocativo ma con intensità indescrivibile un album che sancisce l’indiscutibile talento di un trio da amare senza riserve.