Il raffinato progetto La Grazia Obliqua corona il ritorno – si spera! – alla normalità con la pubblicazione di un Ep contenente quattro brani, che porta il titolo emblematico di Oltre. Oltre, infatti, è la più significativa delle parole, quella di cui c’è bisogno ora: oltre il dolore e la miseria, oltre le paure, le angosce e le speranze deluse, oltre la dura prova della solitudine e della malattia. Le sonorità crepuscolari pervase dal ‘sentore’ prog che fa parte da sempre dell’ispirazione del gruppo appaiono oggi più che mai idonee ad esprimere il ‘geist’ del tempo. Anche nei testi del disco, del resto, troviamo, da un lato, lo scoramento di certo frutto di un’esperienza più che attuale e dall’altro un bagliore di speranza che si riesce a cogliere qua e là, forse solo in qualche istante. Vediamo in apertura la title track “Oltre”: pervasa da un mood decisamente cupo, esordisce con note di piano intense ed espressive, introducendo il canto appassionato di Alessandro Bellotta che, con parole affilate, descrive sofferti scenari intimi ‘riecheggiati’ dalla voce qui eterea di Alessandra; sul finire, il brano lievita in potenza per concludersi in un amalgama complesso, sorretto dalla robusta ritmica. La seconda traccia, “Resta”, sembra privilegiare una malinconia che la chitarra esalta con i suoi armoniosi arpeggi: anche qui, le liriche delicate, interpretate, stavolta, interamente da Alessandra, contribuiscono in modo rilevante ad un clima che si arricchisce di poesia; “Piovono pietre”, forse l’episodio più bello, è dominato da una chitarra pregevole mentre il flauto conferisce un ulteriore tocco di ricercatezza e Bellotta ci racconta del suo amore per la vita, proprio questa vita, nonostante tutto. L’ultimo pezzo, “Waiting for the Dawn” è un’insolita cover di “Aspettando l’alba” de Le Orme: una versione sicuramente molto personalizzata – ma i riferimenti all’originale non mancano – resa musicalmente più lineare e più dark e impreziosita dal canto di Alessandra Trinity Bersiani, mai così partecipato ed intenso, perfetto per chiudere il lavoro ‘piccolo’ ma maturo e di valore, di una band da cui ci aspettiamo ancora tanto.