Se si dovesse fornire dei termini per una “istituzionalizzazione” del rock, i Letzte Instanz apparterrebbero di diritto al novero dei prescelti, sezione “teutonica”. Il collettivo di Dresda, dagli esordi datati 1996 ad oggi, ha pubblicato (se ho tenuto bene il conto) quattordici albi, un quarto di secolo di coerenza espositiva ed approccio. Che poi il loro precipuo suono richiami le simpatie dei connazionali e di pochi altri, poco importa. Coraggiosi nel definirsi brachial romantik (che dava il titolo al loro secondo disco, 1998), “romanticismo brutale” a noi italiani provoca brividi, come il lasciar scivolare le unghie sul vetro, eppure eccoli ancora qui, con violino e violoncello a dividersi la scena con gli strumenti “tradizionali” del rock, capaci di ballatone epiche e virili come “In deiner Spur” e di esibire tutta la tracotanza del genere in “Ehrenwort” che è allo stesso tempo title-track ed apertura di disco. Il manifesto dei LI 2021, che è lo stesso di venticinque anni fa. Parola d’onore d’altronde significa, ed eccoli schierati, e via alla carica, “Retter der Träume”, perchè i sogni vanno preservati, custoditi, “Vogelfrei” (“fuorilegge”), canti da guerra dei trent’anni che celebrano furfanti e mercenari pronti a vendere anima e corpo, e come resistere alla retorica tronfia di “Fels in der Brandung”? Perdonati, ma solo loro e pochi altri (Subway to Sally, Saltatio Mortis…). Eppoi si chiude con “Zeig uns dein Licht” (mostraci la tua luce!), e già li vedo, tutti a saltare. Un inno da curva, e loro non sono nuovi a queste commistioni, ad offrire la loro musica alla squadra del cuore. E qui chiudiamo, non prima di comunicare ai fedeli lettori che ai Letzte Instanz porgono i loro favori che Ehrenwort è pure disponibile in versione digipack deluxe con tanto di dvd, testi autografati, certificato di garanzia/autenticità e… bandiera! Zeig uns dein licht!