“Da cinquant’anni, l’analisi del razzismo in letteratura si concentra su Céline; ma il caso di Lovecraft è molto più interessante e significativo”.

Questo controverso saggio di Michel Houellebecq del 1999 su H.P. Lovecraft meriterebbe assolutamente una ristampa ma inspiegabilmente è ormai fuori catalogo da tempo. Si può trovare solo nel volume Opere. Volume 1 (1991-2000) pubblicato dalla Bompiani nel 2016. Si tratta di uno scarno volumetto che ha suscitato anche aspre critiche ma che, in retrospettiva, andrebbe rivalutato. L’accusa principale è quella che, in questo saggio, ad emergere sia alla fine “la visione della vita” dello stesso Houellebecq e non quella invece del Solitario di Providence”. Il che è, se vogliamo, in parte vero anche se poi lo scrittore francese ha preso, nella sua narrativa, una direzione totalmente opposta a quella di HPL. Il saggio, non a caso, si intitola H.P. Lovecraft contro il mondo contro la vita. E il suo indubbio fascino parte, a mio modo di vedere, proprio dal suo titolo. Le divinità “lovecraftiane” sono il simbolo della morte della civiltà occidentale e, non a caso, Lovecraft conosceva e apprezzava Il tramonto dell’occidente di Oswald Spengler e lo stesso suo esegeta S.T. Joshi ha pubblicato un saggio in tema dal titolo H.P. Lovecraft: The Decline of the West. Ma Houellebecq, come d’altronde fa acutamente notare Giuseppe Lippi nell’introduzione del volume Tutti i racconti pubblicato da Mondadori, va ancora oltre e lascia trasparire come quello di Lovecraft fosse un “disagio di stare al mondo e nella propria carne”. Si tratta di un aspetto che forse non emerge immediatamente leggendo solo i suoi testi e le sue lettere. Eppure sottotraccia si avverte l’insofferenza per un’esistenza che gli riesce insopportabile. Probabilmente solo nella scrittura riuscì ad avere dei brevi momenti di felicità. Secondo Lovecraft “L’età adulta è l’inferno”. Scrive Houellebecq che “tenuto conto dei valori su cui si fonda il mondo adulto, è difficile dargli torto. Principio di realtà, principio di piacere, competitività, sfida costante, sesso e investimenti di capitale…c’è poco da divertirsi”. E qui sta forse la modernità e il fascino di Lovecraft che, ancora oggi, lo fa sentire vivo nei cuori di molti appassionati che cercano un antidoto alla brutture dell’esistenza quotidiana. Sempre secondo Houllebecq “Oggigiorno il valore di un essere umano si misura tramite la sua utilità economica e il suo potenziale erotico: cioè esattamente le due cose che Lovecraft detestava più di ogni altra”. Ma questo non significa dover assumere per forza di cose posizioni ideologiche. Qui in Italia purtroppo ci sono già state troppe polemiche in questo senso e sinceramente non mi sembra il caso di rinfocolarle. Il saggio è stato criticato anche perché lo scrittore francese indulge nel suo mettere in risalto il razzismo di Lovecraft come un aspetto affatto secondario. Ma non fa che dire la verità. Ed è proprio il suo razzismo che lo rende indigesto a molti (fra cui alcuni scrittori) ancora oggi. Ma non credo abbia molto senso fare una caccia alle streghe e bruciarlo sull’altare del politicamente corretto. Alla fine Lovecraft era uno scrittore e quello che rimane, come ha giustamente scritto S.T. Joshi, è la sua opera.

Michel Houellebecq “H. P. Lovecraft: Contro il mondo, contro la vita”. – 153 pagine – 1999 – Bompiani