Il suono stordente di Slower riconduce a quel filone del metal estremo ormai strutturato e ben definito al quale ha dato i natali il tormentato Sud degli Stati Uniti. E’ da lì che si è generato lo sludge, incorporando e ri-strutturando elementi diversi anche assimilati dalla rispettata tradizione del southern-rock, successivamente sviluppatosi trovando nuovi adepti ed interpreti in paesi lontani, non solo considerando la sola distanza geografica.  Fra questi va annoverato il marchigiano Nicola Amadori il quale ha saputo e voluto, intitolando il progetto Neker, mostrare tutta la divozione che nutre nei confronti del genere. Una adesione totale che si tramuta in sonorità lente, a tratti asfissianti, ma non monolitiche, essendo i suoi temi delineati ma certo non piegati all’incondizioneato rispetto dell’ortodossia. Neker s’apre a variazioni interessanti, a vie di fuga che arricchiscono la struttura reticolare di canzoni dall’impatto comunque devastante. Organizzando il suo progetto sul modello del trio basso/chitarra/batteria, esso si concentra sull’effetto terminale, rinunziando volutamente all’orpello, alla fuga in avanti in ossequio alla tecnica (che comunque mostra di possedere) che potrebbe inficiare il risultato finale. Coaguli grunge e frattaglie hardcore ed una espressività decisa, sfrontata, rendono Slower ancor più duro, pesante, incorrotto. D’altronde Amadori nominò “Louder” il suo esordio del 2017, dando segno di assoluta convinzione nel proprio operato. Destinato/dedicato ai cultori delle frattaglie BLS ed agli abituali delle paludi sludge/doom.