Una serie di brani registrati e revisionati tra 2019 e 2021, l’apertura intitolata “These four walls” e la chiosa “Lockdown”; mi rifiuto però di aggrapparmi alla contingenza, i contenuti di Lore mi permettono di isolarmi dall’attualità incombente. Atmosfere crepuscolari ed avvolgenti memori di Black Tape for a Blue Girl, This Mortal Coil (il collettivo assemblato a supporto di Marselle e Brian Hodges richiama il concetto base che animava il progetto di Watts-Russell, riusciremo mai a sdebitarci dei favori largitici dalla 4AD?), e pure The Eden House. La coppia di Seattle confeziona dodici brani ove emerge una ricerca metodica della melodia e della perfezione formale; Marselle, la quale si assume l’incarico di operare su cover e corredo fotografico, a tratti par voler emulare la divina Monica Richards (“Moving forward” con il violino di Maria Grigoryeva), ma forse è una mia impressione fugace. Giova al risultato acquisito l’ampio e qualificato parterre di ospiti coinvolti, fra i quali citiamo Barry Galvin, Pieter Nooten (“One more mistery” è semplicemente deliziosa), John Fryer (suo il prezioso contributo a “Embrace not the hand”) e Mark Gemini Thwaite (la sua chitarra rischiara “Lockdown”), ma non si può tacere il talento dei due compositori principali. Un paio di episodi di livello (comunque buono) inferiore alla media, ma sono esseri umani perDiana!, non pregiudicano il giudizio finale, sicuramente favorevole: è allorquando l’elettronica par voler prevalere (“Invincible”) che la trama si sfilaccia. Una discografia corposa (solo quest’anno hanno dato alle stampe pure la raccolta di strumentali “Reflections”, afferenti al medesimo arco temporale) e priva di cedimenti testimonia il valore artistico del duo di Seattle. Luogo che sicuramente ha influenzato l’umore che caratterizza queste piacevolissime canzoni. Ballate per un autunno infinito.