My ego is bigger than yours staziona da diversi mesi nel mio lettore. Da giugno, quando è stato pubblicato. Ne scrivo però solo ora. Mi sta bene così, è giusto che un disco come questo sopravviva alle due/tre settimane che vengono concesse alle produzioni oggidì. Ti sbatti per mesi a comporre ed a registrare, arriva il fatal momento della pubblicazione che concretizza i tuoi sforzi, pubblichi un post su FB, ecco che è un subitaneo fiorire di abbraccini, cuoricini, pollicini all’insù, li conti e sei soddisfatto, poi “ripulisci” da parenti, amici, da tutti quelli che mostrano apprezzamento per dovere, o per abitudine, ma chi rimane? e se non ti deprimi allora… 

Allora, non ha senso star qui a riferire di mercato, di cifre e di risultati. Non esiste più. Ti accontenti di quel che passa, ehi la mia canzone l’hanno ascoltata in … su …..fy! Eppoi cosa resta? Di buono tanto, lo fanno le piccole etichette che affondano le mani nella melma. Per fortuna. 

My ego is bigger than yours possiede quella che per me è una qualità irrinunziabile. E’ un disco minaccioso, in un’epoca che, data anche la contingenza, vede tutti rifugiarsi nel rassicurante, che non ce la passiamo bene ed allora perché infierire? No, queste nove canzoni (una è un intro, una dura meno di un minuto-e-mezzo) sono davvero scure, introverse, ed è la loro indole, mica come quelli che si mettono in posa con il grugno incagnito poi li ascolti e ti chiedi perché di tanta insulsaggine? Certo, ci sono delle lodevoli eccezioni, ma sono appunto tali, oggidì un “What’s this for” rischierebbe di suonare troppo estremo. 

Almeno quattro canzoni di My ego is bigger than you possiedono i crismi della grandezza. Una volta esauritasi l’intro “Open”, che già dissemina di indizi i suoi quasi tre minuti, ecco il basso tonante del singolo “Wet plush”. E qui che si pesa il valore del terzetto composto da due musicisti nei confronti dei quali (e dei gruppi di provenienza) nutro grande stima, ovvero Andrea Fioravanti dei Postvorta (chitarra e basso) e Vincenzo Baruzzi dei The Doormen alla voce, con il triangolo completato da Fabio Alessandrini alla batteria, titolare nei thrashers Annihilator, ed ascoltate cosa è capace di fare in “Angry face man”, poi ditemi voi. Questa è una traccia corale nel senso più compiuto della definizione, cupa e disillusa, ansia metropolitana che tracima in poesia disperata. Gli Edna Frau (hanno scelto il titolo di un brano di Jeff Buckley, per nominarsi, e non recano nessun torto alla memoria) calano ancor più nell’ombrosità che par non riservare alcuna via di fuga con “Day 1”, e qui mi sovvengono riferimenti ad un insieme novaiorchese assai noto, poi con “Rooms” ci si lascia guidare dal basso che rimbomba e dalle chitarre che lacerano, cedendo poi al ritmo dell’anodina “After sex” ed abbandonandoci all’abbraccio mortale di “D1A” che chiude la raccolta andando a riprendere “Day 1”, la notte osservata attraverso i vetri sudici d’una stanza d’albergo di infima categoria, dove trova rifugio il corpo, ma non ristoro l’anima. 

E’ per questo che My ego is bigger than yours è un disco minaccioso. Nessun compromesso, nessuna finzione, nessuna posa. Possiede un io smisurato, e va bene così. Finiamola di costringerci buoni, e finitela di fare i duri. Però la copertina ci rivela anche un’altra prospettiva. Ne valeva la pena, attendere qualche mese, segnatevelo per le playlist di fine anno.  

Per informazioni: http://ednafrau.bandcamp.com
Web: http://www.metaversuspr.it