Esce un nuovo mini album de L’Amara, un sorta di supergruppo italiano di folk-apocalittico che si rifà a tematiche decadenti e “popolari”. I membri fanno parte dell’area oscura meno allineata della scena dark nostrana rappresentato da nomi come Macelleria Mobile di Mezzanotte, Cronaca Nera, Siegfried, Carnera, Divisione Sehnsucht, Calle della Morte e Nomotion. Il “concept” di questo disco, non a caso intitolato Nostra signora delle galere, è dedicato ai reietti, agli ultimi della società, a chi ha perso ogni speranza e forse riesce, proprio per questo, a guardare dentro se stesso perdendosi in abissi “nietzschiani”. È successo al grande Jean Genet (una delle principali influenze di Douglas P. Per i suoi Death In June) ma anche qui in Italia abbiamo avuto i nostri esempi come quello di Giuseppe Lo Presti e del suo romanzo Il cacciatore ricoperto di campanelli. Le 5 tracce presenti ci trasportano in un’atmosfera a metà fra sacro e profano. La prima parte dell’iniziale “Divino amore” è un canto gregoriano (e mi ha ricordato “The Torture Garden” dei Death In June) poi la musica diventa un folk “popolare” con la voce brumosa di Adriano Vincenti in evidenza. La successiva “Nostra signora delle galere” è una ballata neo-folk composta da Jonny Bergman su cui aleggia la figura di Jean Genet. “La vergine delle docce” prosegue con il “mood” dell’album e ci parla dei tormenti interiori di un carcerato. “Il vento” ha un bel “feeling” alla Morricone (un’altra influenza di Douglas P.) mentre la conclusiva “Madonna dell’Amara” è invece una traccia elettronica molto d’atmosfera di Giovanni “Leo” Leonardi in cui si cita un passo estratto dal film “Educazione siberiana”. Un album sincero che ci parla di come l’arte possa diventare un mezzo di riscatto anche per i delinquenti. Disponibile su Bandcamp: https://lamara.bandcamp.com/.