La rinascita dei Nightshade si concretizza in Sounds of dark matter, disco potente, oscuro, visionario. Un suono perfetto affidato alle cure di Sebastian Has, la produzione del quale esalta precipuamente la componente cosmica di un’opera caratterizzata da cavalcate furibonde sostenute da una tecnica invidiabile che ne imbriglia le pulsioni più estreme. L’applicazione dei dettami della scuola svizzera, l’andare oltre, il coraggio di amalgamare, di mettere a frutto lezioni e tendenze disparate. Le tastiere che evocano sconfinati paesaggi extra-terrestri ovvero l’immensità incommensurabile dell’Universo, generando brani dalla poderosità visiva impressionate, episodi che vanno considerati nel contesto complessivo di un disco organico. “A call from distant skies” possiede una forza evocativa che mai cede nonostante la ragguardevole durata, la cover di “Chariots of thunder” dei Kovenant s’inserisce perfettamente nel contesto narativo di Sounds of dark matter, altrove l’atmosfera si fa più cupa, opprimente; i Nightshade non adottano una unica soluzione, prediligendo prospettive ampie. Il senso di circolarità, di continuum è già palesato dall’altrettanto estesa opener “”Set to destroy the heart”, ruvida, spigolosa ma rivelante un finale liricissimo. Da qui in avanti, Thomas W. e David G. (membri fondatori di N.) definiscono il percorso, la rotta astrale, affinando i sensi, rendendo più acute le emozioni. Solo loro conoscono la meta, attenti a non smarrirvi, ascoltate Sounds of dark matter in cuffia, se ha un senso la definizione di modern-metal, esso lo è.