I Prehistoric Pigs hanno pubblicato quattro album, più un dodici pollici condiviso con gli Electric Taurus. Hanno suonato, tanto, in Italia ed in Europa. In quasi dieci anni di attività, Juri e Jacopo Tirelli (chitarra e basso) e Mattia Piani (batteria) sono cresciuti, come uomini e come band. Hanno affinato uno stile che, se debitore di modelli codificati, si può definire personale. Un trio (scrivete pure power, ci sta e non solo per convenzione) strumentale generatore di un suono potente, una marcia inarrestabile. Eppure essi, forti dell’esperienza acquisita, sanno quando è il momento esatto di fermarsi, di non andare oltre ed evitare che il caos prevalga. Da “C35” a “Meteor 700” è un susseguirsi di ritmiche furibonde, di vergate chitarristiche dolorose. Cupo, a volte disperato, The fourth moon è lo sguardo, allucinato o razionale?, che s’allarga sulla massa dolente che s’incammina verso l’estinzione, ignara del destino che su di essa incombe. Il suono terribile della catastrofe.  

Sono Friulani come chi scrive. Siamo gente solida, sappiamo come e cosa fare. E soprattutto lo facciamo bene. The fourth moon è come noi. Duro, rude. Ma sappiamo anche prenderci degli agi, come la copertina del disco (in vinile nero o colorato, scegliete voi). 

Per informazioni: http://www.facebook.com/prehistoric.pigs
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