I Crimson Brûlée dichiarano influenze apparentemente disomogenee (Bowie, Depeche Mode e pure Fleetwood Mac, quelli di “Rumors”, intendo io), che traducono in un approccio ad una forma libera da costrizioni che rende Tragica opera assai interessante. Ascendenze comunque celate tra le pieghe di un american goth corposo come denunzia la dinamica opener “I came back to you”, inno imperioso guidato da una voce convincente poggiante su un apparato strumentale stratificato. Un brano epico e coinvolgente, nel quale rintraccerete la grandeur delle produzioni in auge negli anni ottanta. Tragica concentra in cinque tracce (ne conta in totale nove, le restanti sono “radio mix” delle precedenti), uno stile che i novaiorchesi assecondano con piglio assai scrupoloso, nel contesto di una visione più ampia di tanti, troppi loro colleghi; l’avvento degli October Burns Black ha ampliato le prospettive del goth rock, l’impeto di “Nothing dies forever” e di “Where tarantulas roam”, ma anche la meditabonda “Restrained” (il disco ha avuto una genesi tormentata dalla morte di un componente il gruppo), provano che i Crimson Brûlée possiedono mezzi e convinzione. Eppoi come non apprezzare un titolo come “Why I wear black”?