La sterminata produzione musicale di Steve Roach prosegue nel nuovo anno con una nuova opera assolutamente coerente al percorso artistico del musicista.

È dal 1982 che lo sperimentatore statunitense ha intrapreso il suo viaggio secondo le più dilatate direttrici della musica elettronica, immergendosi in spazi sonori dai limiti indefiniti. La sua interpretazione dell’ambient è totale, sublimandola in orizzonti cosmici ed il sintetizzatore non è semplicemente una macchina per fare musica ma uno strumento per studiare le potenzialità del suono nei diversi universi in cui intende navigare.

Zones, Drone & Atmospheres, consegnato al pubblico già nel primo giorno del 2022, sintetizza la filosofia estetica di Roach e gli orizzonti compositivi della sua ricerca.

 Zones: ossia le immense distese che caratterizzano paesaggi impossibili da circoscrivere a vista d’occhio, in cui la sensibilità dell’uomo si disperde in una condizione di estatica contemplazione della natura. La res extensa nella sua bellezza smisurata ed imponente. The Living Space, che apre il cd, ci porta in viaggio con il suo ritmo elettronico, secondo la classica scuola dei Die Kosmische Kuriere, come per un volo radente attraverso sconfinati territori. Un’esplorazione che però ci impone la consapevolezza dei limiti umani: anche The Perfection Of Solitude ci propone sonorità e fraseggi di cui Klaus Schulze è l’indiscusso iniziatore, ed il rapporto tra componente umana e l’ambiente ci riconduce alla nostra dimensione esistenziale di individui tratti dall’infinito.

Drone: lo strumento per il viaggio, per l’ascesi dagli orizzonti ambientali che ci circondano verso gli spazi dell’immensità che trascende i limiti del nostro sguardo. La tecnologia che innalza il nostro punto di vista al di sopra di ogni confine.

Atmospheres: è l’anabasi, il disperdersi nell’abisso senza dimensioni e direzioni, il volteggiare libero nell’ apeiron cosmico. È la materia dissolta in un luminoso respiro di Breathing Light, i cui suoni si dilatano in un ambiente incommensurabile come bagliori di stelle che s’accendono in un cielo nero per sovrapporsi, armonizzarsi e poi essere risucchiati nel buio. Ma la paura dell’infinito emerge in tutta la sua angosciante essenza in Shadow Realms, una perfetta sovrapposizione di suoni oscuri che avvolgono l’ascoltatore in una danza minimale nel tenebroso priva di ritmo, che infine trova il suo perfezionamento nella interminabile Isolation Statio.

Anche gli altri brani del corposo dell’opera (oltre tre ore di musica) sono coerenti al filo conduttore che pervade l’ultima ricerca di Steve Roach, ossia il senso del mistero che avvolge l’uomo ed il senso di ipnotico smarrimento che si impadronisce del suo animo e della sua psiche quando si allontana dai confini del palpabile per attraversare porte visionarie che lo disperdono nell’infinito.

Musica elettronica, pura, ricca di vibrazioni, carezzevole ed elegante, a tratti inquieta e tremenda, ma sempre ispiratrice di profonde meditazioni.

Infine, nessuna verità, nessuna risposta, solo la perfetta armonia delle matematiche del suono che si distende nel cosmo.