Gli Estetica Noir concretizzano i loro formative years (cit. In The Nursery) dando alle stampe un’opera adulta, immune da qualsisia pulsione nostalgica o nefasta piaga revivalista. This dream in monochrome è un disco che sida “questi” tempi che s’affidano alla reiterazione di cicli ormai prossimi all’esaurimento, eppur ancora determinanti, stando almeno a quanto ci riportano gli organi di stampa (musicale) “ufficiali” (lasciamo perdere i fogli di paese…). Una collezione di dieci canzoni, due delle quali (“Sweeper” e “Striate body”) abbiamo avuto già modo di conoscere ed apprezzare, essendo state pubblicate come singoli, che non mostrano imbarazzi o soggezione. L’introduttiva “Room of masks” dalle atmosfere solenni e rarefatte, preconizza un disco che entrerà di diritti nel ristretto novero dei migliori dell’anno appena inaugurato, ma non è l’unica che merita attenzione, dei singoli ho fatto cenno, Silvio Oreste, Rik Guido (firmano liriche e musiche), Paolo Accossato e Marco Caliandro s’appropriano di pose ormai classiche (per la new-wave, beninteso), avvalendosi di uno stile espositivo ben delineato. L’elettronica che non sovrasta gli strumenti “tradizionali” bensì stabilisce con questi un equilibrio del quale i brani si giovano, l’ottima impostazione del cantato, le eccellenti dinamiche sono indizi di maturità e determinazione. Sono certo che la dimensione-live confaccia al complesso, stante le strutture di “Striate body”, di “Dawn of Pluto” (che bel basso!), e pure della crepuscolare “Autumn”, titolo azzeccatissimo per una breve strumentale perfettamente calata nel contesto di un album che si fonda sull’emozione, di “N.U.” che pare estratta da una vecchia demo dei Simple Minds più maestosi, di una sorprendente “X” che lascia emergere la verve esecutiva dei migliori Gene Loves Jezebel (ma anche dei Der Himmel, già DH Über Berlin). Fra le mie favorite inserisco pure “Nyctophilia”, ma non voglio aggiungere altro, lasciando a Voi il compito di scoprire, di esplorare a fondo i contenuti dei quali This dream in monochrome è ben dotato. 

 

L’interazione fra gruppo ed etichetta (la Red Cat Records retta con competenza ed ardore dalla brava Alice Cortella) è esemplare dimostrazione che, se s’intende conseguire certi obiettivi, non si può prescindere dalla comunanza d’intenti e di passioni. Un plauso incondizionato lo meritano entrambi.  

Se amate la new-wave (per favore, post-punk lasciamolo da parte, a proposito presto mi dovrò decidere se espormi nettamente sull’argomento) non potete negligere, fate vostro This dream in monochrome.