Come tutte le “prime”, si mostra ancora acerbo (ma un disco lungo è alle viste) l’EP omonimo che segna l’esordio del complesso veneziano dei Karma Voyage; essi possiedono una curiosità che li porta però ad esplorare quei vasti panorami sonori che costituirono il segno distintivo della “vecchia” 4AD. Atmosfere oscure, certo, ma non opprimenti, introspettive sicuramente, questi cinque brani lasciano intravedere i germi di un futuro interessante. Innanzi tutto, perché, rimarco, percorrono sentieri stilistici poco frequentati, eppoi pur emergendo riferimenti e punti di contatto con l’operato di altri ben più famosi, questi non sono così evidenti. Essi riempiono ogni interstizio lasciando che il suono scorra fluido, accompagnando la bella voce di Luca Castellano. Mi darete del folle, con piena ragione, ma azzardo egualmente, ascoltando Karma Voyage, chissà perché, il pensiero è corso ai The Church. La notte dell’outback, a rimirar stelle a noi (dell’emisfero australe), inconosciute. Fra le cinque, la mia preferita è “Venera”, una bella canzone che sfido chiunque a contestare. In lontananza assistono Dead Can Dance ed Eden.