Il 2021 è stato caratterizzato dalla ricorrenza dei 700 anni dalla morte del Divino Poeta fiorentino, e le diverse celebrazioni della sua arte non hanno mancato di coinvolgere artisti di differenti stili ed ispirazioni. Anche gli adepti della Nona Arte e della Fantasy Art, peraltro, hanno versato il loro contributo creativo, arricchendo l’immenso patrimonio visionario della Commedia dantesca.

William Blake

La forza ispiratrice dell’immaginario che trabocca dalle cantiche ha subito affascinato i grandi artisti della pittura e del disegno, ed in tanti, attraverso i secoli, si sono cimentati nel dare forma alle grandi suggestioni che i versi danteschi evocavano.

Tra i primi e celeberrimi va ricordato Alessandro Filipepi meglio noto come il Botticelli, che ha realizzato cento disegni danteschi su pergamena che  gli furono commissionati tra il 1480 e il 1495 da Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici. L’opera è suggestiva, ed il movimento è spesso caratterizzato da un figurinismo che prelude alla pittura fiamminga del secolo a venire. Il tratto è però veloce, risolvendosi spesso in meri contorni marcati ma di grande efficacia; una serie di immagini che fortemente esprimono i sentimenti ed i caratteri dei protagonisti, lasciandoci l’emblema dantesco più notevole che va individuato nella Voragine Infernale, l’imbuto metafisico in cui precipitano le anime dannate, realizzato, secondo lo stile miniaturistico dell’epoca, con attenzione quasi geografica.

Sandro Botticelli – La voragine infernale

L’opera dantesca fu quindi conosciuta e apprezzata fin da subito, e già nel corso del ‘400 il suo nome cominciò a diffondersi anche al di fuori dei confini italiani, in Spagna, Francia, Inghilterra e Germania, conoscendo una discreta popolarità che si andò ad offuscare alla metà del XVI secolo, allorquando il letterato Pietro Bembo lo escluse dai modelli d’imitazione letteraria. Ignorato o addirittura disprezzato nel ‘700, Dante ritrovò il favore dei critici e del pubblico nella stagione romantica: la religiosità di base e le visioni poetiche ricche di pathos conquistarono la sensibilità dell’epoca, assumendo in Italia poi anche una valenza simbolica a causa del messaggio politico che ben si adattava allo spirito risorgimentale (“Ahi serva Italia, di dolore ostello …”). Ci pensò  Francesco De Sanctis a consacrare Dante quale modello d’altissima poesia e simbolo nazionale, dando così inizio ad una lunga stagione di critica letteraria e una progressiva diffusione dell’opera dantesca presso gli italiani, grazie ad iniziative commemorative e allo studio scolastico della Commedia. Contemporaneamente alla riscoperta di Dante da parte degli intellettuali italiani romantici, ci fu un rinnovato interesse per la sua figura e la sua poetica nei restanti Paesi europei e, a partire dal XX secolo, anche extraeuropei.

All’interesse letterario per la Commedia, ridestatosi in epoca romantica, non poteva che accompagnarsi l’attenzione di pittori ed illustratori, pervasi dalle infinite potenzialità visionarie dell’opera dantesca.

Come tralasciare l’influenza che il Dante medievale ha esercitato sui Preraffaeliti: non dimentichiamo che “Beata Beatrix”, il capolavoro di Dante Gabriel Rossetti, altri non è che Beatrice Portinari, l’amore umano e divino dell’Alighieri; di grande impatto sono poi le illustrazioni di William Blake: i disegni gli furono commissionati nel 1824 dal pittore e naturalista John Linnell, suo grande amico e ammiratore e l’impegno creativo si dispiegò per circa tre anni fino alla morte dell’artista, che era a tal punto impressionato dal potenziale espressivo della Commedia che addirittura tentò di imparare in poco tempo l’italiano per leggere il poema in lingua originale.

Il fascino della Commedia influenzò anche un impressionista come Edouard Manet, che ci ha lasciato una splendida “Copia della Barca di Dante di Delocroix” ed un accademico come William-Adolphe Bouguereau, la cui straordinaria rappresentazione di “Dante e Virgilio all’Inferno” è forse una delle più “umane” raffigurazioni della drammaticità del “viaggio” dantesco negli Inferi.

Quanto ad umana drammaticità, poi, non ci si può certo esimere dal ricordare il “Lucifero Moderno” di Franz Von Stuck: un vero monumento antropologico alla dimensione oscura dell’uomo-demone.

Alla Divina Commedia è poi ormai indissolubilmente legato il nome di Gustave Dorè, grande pittore, incisore, grafico ed illustratore francese, la cui opera, soprattutto in riferimento all’illustrazione di grandi classici del passato (oltre alla Divina Commedia penso al “Paradiso Perduto” di Milton o all’ “Orlando Furioso” di Ariosto), attraverso un sapiente uso dell’inchiostratura, distesa su immagini dai forti tratti tragici, evoca la drammaticità dell’estetica gotica, che in quell’epoca già occupava i suoi spazi artistici nella letteratura (Dorè ha anche illustrato “Il Corvo”, il celebre poema di Edgar Allan Poe).

Gustave Doré

Impossibile soffermarsi su tutti gli autori che, rapiti dalle visioni dantesche, hanno interpretato il mondo immaginifico del poeta fiorentino, filtrandolo attraverso la loro anima e specifica creatività, tanto che ormai la Commedia conosce una sua collocazione nelle più disparate correnti artistiche, compreso il Surrealismo, mediante l’appassionata opera del “mago” – come egli stesso si è raffigurato nel disegno dell’Arcano I dei Tarocchi – Salvator Dalì.

L’epoca post-moderna e gli incubi che sovente prendono vita nell’arte tecnologica dei games non si è sottratta al fascino dell’ultra mondo dantesco, come dimostra il concept di “Dante’s Inferno” sviluppato per videogiochi. Ad una prima versione per Commodore 64, diffusa nel 1988, ha fatto seguito un videogioco di genere horror, sviluppato da Visceral Games (per PlayStation 3 e Xbox 360) e da Behaviour Interactive (per PlayStation Portable), liberamente basato sull’Inferno della Divina Commedia; la vicenda raccontata in Dante’s Inferno è ispirata molto liberamente alla prima cantica, ponendo come protagonista Dante, un veterano della Terza Crociata, il quale cerca disperatamente di salvare l’anima della sua amata, Beatrice, da Lucifero. Nel suo viaggio, assolutamente fuori dalla storia reale e dal contesto narrativo della Commedia, a cui solo si ispira, Dante attraversa l’Inferno affrontando i propri peccati. Il videogame è divenuto poi anche un fumetto, pubblicato nel 2011, con grafica e testi curati da Diego Latorre e Christos Gage, nonché una serie d’animazione ancora visibile su piattaforma Netflix.

Il percorso nel tempo ci porta dunque alle celebrazioni del 2021, che oltre ad essere occasione di esposizioni artistiche di struttura “classica” (merita menzione la meravigliosa “Inferno” di Jean Clair tenuta presso le Scuderie del Quirinale in Roma fino al 23 gennaio 2022), ha costituito un momento importante di confronto per gli artisti contemporanei, anche immersi in forme espressive proprie dell’arte fumettistica e della Fantasy Art.

Locandina della mostra “Inferno di Jean Clair”, con il dipinto di Franz Von Stuck, ” Lucifero” (1889-90)

Nel campo del fumetto ecco innanzitutto L’inferno di Topolino. La produzione Disney si distingue particolarmente nel realizzare parodie di classici della letteratura nostrana e internazionale, e naturalmente l’Inferno dantesco è stata la prima realizzata in Italia. Pubblicata dalla Arnoldo Mondadori Editore sul periodico Topolino – dal n. 7 al n. 12 – da ottobre 1949 a marzo 1950, venne realizzata dallo sceneggiatore Guido Martina e disegnata da Angelo Bioletto. Oltre che dei dialoghi, Martina è anche autore delle didascalie in versi che accompagnano per intero la storia, rendendola simile a un poema in terzine come quello dantesco, e per questo Martina meriterà la menzione del nome nella prima vignetta, evento eccezionale atteso che fino a qualche tempo fa, prima dell’esplodere del fumetto come fenomeno artistico, le storie Disney non recavano la citazione dei loro autori. La storia non può svolgersi che in una dimensione onirica: Topolino e Pippo, mentre leggono la Commedia, s’addormentano, e Topolino, catturato dal ramo di un albero dell’illustrazione (di Gustave Dorè) della selva, si ritrova all’Inferno dove incontra Pippo-Virgilio, ed inizia il loro viaggio alla volta della “oscura e dolorosa meta“. Nel 2021, in occasione dei 700 anni dalla scomparsa di Dante Alighieri, la Panini Comics ha proposto l’edizione definitiva dell’opera: la versione originale, integrale, con una nuova pregiata colorazione firmata da Luca Merlo e Fabio Celoni, quest’ultimo peraltro celeberrimo per aver realizzato le parodie Disney di capolavori della letteratura gotica: “Dracula di Bram Topker”, “Duckenstein di Mary Shelduck” e “Lo strano caso del dottor Ratkyll e di mister Hyde”.

Tornando sul campo specifico dell’illustrazione, meritoria appare la pubblicazione della Divina Commedia curata dalla milanese galleria Nuages nel 1999 e nel 2021 ristampata in un esemplare celebrativo e in coedizione con l’Accademia di Belle Arti di Firenze, che ha allestito allo stesso tempo l’esposizione di alcune delle illustrazioni originali appartenenti a questa importante opera.

Le illustrazioni sono di Lorenzo Mattotti, Milton Glaser e Jean Giraud (Moebius), che hanno curato rispettivamente InfernoPurgatorio e Paradiso, arricchendo l’iconografia dantesca di contributi straordinari.

Lorenzo Mattotti

Lorenzo Mattotti è un illustratore e fumettista che ha cominciato la sua fulgida carriera fina dal 1975 e che si è distinto, ad esempio, per illustrazioni e copertine di importanti riviste straniere, tipo  The New YorkerGlamourVanity FairCosmopolitan e Le Monde. Nel 2000 disegna il manifesto ufficiale del Festival di Cannes e tra le altre cose illustra per Einaudi “Jekyll & Hyde”, un adattamento del romanzo di Stevenson su testi di Jerry Kramsky. Tralasciando i suoi importanti contributi alla cinematografia, negli ultimi tempi realizza il volume illustrato Vietnam per la collana “Travel Book” di Louis Vuitton, è vincitore del Premio Gran Guinigi 2017 in Lucca come miglior realizzatore di graphic novel ed ha ricoperto il ruolo di Magister nell’edizione 2018 del Napoli Comicon.

L’approccio al tema dantesco dell’Inferno è impalpabile nelle sue visioni plastiche, prive di materialità. Le suggestioni sono di norma prive della drammaticità che normalmente caratterizza le raffigurazioni di personaggi ed ambienti, proponendo immagini dalle linee morbide, a momenti del tutto spersonalizzate, come realtà umbratili circoscritte a forti tratti e nutrite di colori intensi e suadenti, ma non meno cariche di forti sentimenti ed inquietanti.

Milton Glaser, che ci ha lasciato nel giugno del 2020, è un illustratore e grafico statunitense che ha saputo mettere a frutto i grandi insegnamenti recepiti in Italia da Maestri come Giorgio Morandi. Ha realizzato manifesti (come quello della Olivetti nel 1970), copertine di dischi, ed anche il logo della Sammontana nel 1981, tutt’ora utilizzato dall’azienda italiana.

Le sue figurazioni del Purgatorio sono di apparente semplicità. Pur collocandosi nel solco onirico di Mattotti, il tratto è meno suggestivo, più immediato, diretto non all’evocazione di grandi stravolgimenti emotivi ma alla comunicazione sensitiva fulminea, come si addice ad una grande designer degli anni 1970 – 80.

Moebius non credo abbia bisogno di presentazioni. Il  fumettista francese è, a ben veduta, considerato uno dei maestri del fumetto e dell’illustrazione di genere fantastico e fantascientifico, il cui stile personale e originale influenza ancora oggi gli artisti del fantastico. Fondamentale la co-fondazione della rivista “Metallo Urlante”, dedicata proprio al fumetto di genere immaginifico alla quale ha partecipato attivamente, e certo vanno menzionate le sue opere in collaborazione con Jodorowsky (“Incal”) o a produzioni cinematografiche per capolavori di genere come Tron, Alien, e Il Quinto Elemento. Ci ha lasciato nel 2012 e magari ora si trova in quel Paradiso che ha illustrato per noi.

Le sue illustrazioni alla cantica dantesca si veicolano nel tracciato della grande tradizione, recuperando cromature e visioni che, per le sfumature, possono ricordarci certe opere degli impressionisti francesi. Il tratto è minuzioso, destrutturante e al contempo costruttivo della raffigurazione, quasi fosse adoperata la tecnica del puntinismo. Il colore predominante è il giallo, nell’espressione/impressione di una luce metafisica che pervade i soggetti, trasfigurati e collocati su sfondi riccamente elaborati nei loro dettagli, al limite del decorativismo di Mucha. La visione del Paradiso dantesco è quindi del tutto eterea, luminosa, un sogno che ci consegna al giorno in una fantastica serenità radiosa.

Il 2021 ha poi visto concludersi, con la pubblicazione della terza cantica, anche la Divina Commedia di Nembrini e Dell’Otto.

Copertina del volume “Paradiso” commentato da Franco Nembrini e illustrato da Gabriele Dell’Otto

Francesco Nembrini è uno dei più interessanti dantisti del momento mentre il romano Gabriele Dell’Otto è generalmente considerato uno dei più importanti disegnatori di fumetti del momento. Stabile è infatti la sua collaborazione con Marvel e DC, ed ha disegnato tavole e copertine con tutti i più noti supereroi, da Batman a Spiderman.

Dell’Otto ha portato il suo inconfondibile stile nelle raffigurazioni dantesche, producendo illustrazioni dal forte impatto emotivo. Il tratto è classico, vigoroso, ed i personaggi sembrano posare in atteggiamenti eroici quasi ossianici. Non si avverte la dimensione metafisica del viaggio, quasi che l’esperienza dantesca non si muova nell’al di là, bensì in un universo parallelo, dove le anime hanno una concretezza, una forza ed un carattere pur sempre umani. Il risultato finale è di non comune austera bellezza.

L’artista che però maggiormente ha caratterizzato il suo 2021 in senso dantesco è stato Paolo Barbieri. L’illustratore mantovano è sicuramente uno dei maggiori interpreti contemporanei della Fantasy Art italiana e la sua attività si è dispiegata nel tempo attraverso numerosi volumi ed opere che raccolgono la sua grande creatività. Barbieri è, forse più di tanti suoi colleghi, fortemente ispirato dalla dimensione mitologica e fiabesca e sebbene le sue raffigurazioni siano splendidamente realistiche nel tratto anatomico, l’artista riesce sempre ad infondere nei personaggi e negli ambienti la sensazione dell’etereo, del sogno o, se è il caso, dell’incubo.

Copertina del volume “L’inferno di Dante” illustrato da Paolo Barbieri

Già Ver Sacrum gli ha dedicato spazio nella recensione del suo volume “Apocalisse”, dedicato appunto alla rivelazione gioannea, ma, nell’anno appena trascorso, per i tipi della Sergio Bonelli Editore, è tornato in libreria “L’Inferno di Dante illustrato da Paolo Barbieri”, una nuova edizione che affianca ai disegni originali, pubblicati nel 2012 per la Mondadori, una serie di nuove tavole che vanno a completare i canti non illustrati nella prima versione. L’opera è notevole: le raffigurazioni, perfettamente in sintonia con gli stilemi della Fantasy Art, ci consegnano visioni di grande impatto emotivo ed il viaggio dantesco si snoda attraverso quadri che trasudano umanità, dalle figurazioni antropologiche perfette, trasmodate in dimensioni fantastiche. Le tavole di Barbieri, cioè, esprimono il carattere realisticamente umano dell’esperienza dantesca, ma correttamente collocate in un al di là dai contorni immaginifici. L’artista non ci introduce in una oggettività metafisica e religiosa, ma in un universo fantastico, avvincente e conturbante. L’inchino artistico a Dante Alighieri del Maestro mantovano non si è poi fermato qui. Chiamato a realizzare il manifesto di Lucca Comics & Games 2021, manifestazione tornata tra le strade della cittadina toscana dopo l’assenza del 2020 provocata dall’emergenza pandemica da Covid 19, la coincidenza col 700esimo anniversario della morte dell’Alighieri ha costituito una forte fonte di ispirazione, non solo nel titolo della manifestazione, “A riveder le stelle”, ma nella raffigurazione ideata e realizzata dal Barbieri: nello spazio ultraterreno Dante apre se stesso disvelando le torri di Lucca immerse in un bagliore metafisico. Opera stupenda che meglio non poteva evidenziare, nei nostri tempi, il collegamento tra la capitale italiana della Nona Arte e il sommo poeta, già scandito da Gabriele D’Annunzio:

Ma oggi non Ilaria del Carretto | signoreggia la terra che tu bagni, | o Serchio, sì fra gli arbori di Lucca | rosso vestito e fosco nell’aspetto | un pellegrino dagli occhi grifagni | il qual sorride a non so che Gentucca”.

Una relazione che in realtà esprime iconicamente il tributo che la genialità e la fantasia degli artisti del nostro tempo ancora versano alle immagini immortali di una delle più grandi visioni che sia stata cantata in poesia nella letteratura mondiale.

Minosse di Paolo Barbieri