Stefano Musso è ormai in attività fin dai primi anni ’90 con il suo mitico progetto Alio Die con cui ha pubblicato, nella migliore tradizione del genere ambient, circa 50 dischi. Siamo di fronte ad un grande artista, probabilmente il migliore rappresentante di questo tipo di musica in Italia che, detto fra noi, non ha nulla da invidiare ai giganti della musica ambient come Steve Roach, Robert Rich e Vidna Obmana (con gli ultimi 2  ha anche collaborato). Il suo approccio alla materia lo ha portato a generare veri e propri “trip” sonori scavando nella psiche dell’ascoltatore e risvegliando la potenza nascosta di antichi rituali dimenticati. Mischiando campionamenti e “registrazione di suoni naturali”, Alio Die ha creato una musica meditativa in cui scacciare le cattive vibrazioni. Nonostante sia indubbio come il genere sia diventato, con gli anni, sempre più inflazionato sfruttando stilemi consolidati ripetuti all’infinito, tanto che parte della critica ha avuto buon gioco a stigmatizzare l’ultima parte della carriera    di un musicista come Steve Roach e la sua eccessiva produzione, ho invece sempre avuto la sensazione che il lavoro di Alio Die abbia sempre goduto, pur restando di nicchia, del sacro fuoco dell’ispirazione. Lo dimostra anche l’ultimo album, intitolato Distillation Of Time, con cui il musicista milanese (ma che vive ormai da tempo in Lunigiana) si conferma su livelli artistici di tutto rispetto. Quel che emerge durante l’ascolto è la qualità meditativa di questa musica, la sua natura curativa e il suo porsi su un piano metafisico della realtà. Ma queste, d’altra parte, sono le caratteristiche che lo hanno contraddistinto lungo il tempo con album meravigliosi come il rituale Under An Holy Ritual (1992), l’ipnotico Password For Entheogenic Experience (1998) e lo spirituale Deconsacreted And Pure (2012). In questo lavoro si uniscono in un connubio felicissimo suggestioni acustiche e musica elettronica: l’effetto è catartico e meditativo e apre l’ascolto verso una dimensione trasfigurata della natura. Ho avuto la stessa sensazione di pace e quiete che solo i dischi dei migliori Popol Vuh mi sapevano dare. L’evoluzione sonora è estremamente lenta e procede in maniera minimale e riesce a raggiungere in questa maniera l’essenza ultima dell’universo. Il suono dello zither dona un tocco irreale e unico all’insieme. Dopo l’ascolto di tracce come “Volo metafisico” e “L’infinito presente” si rimane come storditi e si ha la sensazione di riuscire a raggiungere quelle schegge di sacro che ancora persistono nel reale. Con l’occasione dell’uscita di Distillation Of Time abbiamo fatto qualche domando ad Alio Die. Disponibile su Bandcamp: https://aliodie.bandcamp.com/album/distillation-of-time.

1. Ricordo che, nel 1994, conobbi per la prima volta la tua musica grazie alla rivista Deep Listenings ideata dal compianto Gianluigi Gasparetti, poi anch’egli musicista ambient con il progetto Oöphoi. In quel fascicolo c’era in omaggio “The Flight Of Real Image”” che, all’epoca, mi aprì le porte ad un nuovo tipo di ascolto. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. È cambiato qualcosa nel tuo approccio musicale?

Il mio approccio musicale è rimasto pressoché invariato, la sensibilità resta alla guida dell’alterazione elettronica con cui realizzo loops ed atmosfere.. ritrovo spesso nel creare ed ascoltare quella tensione a raggiungere il suono originario.. fondamentale per comprenderne i parametri che costituiscono l’armonia cercando di espanderne il potere simbolico ed espressivo. Ho approfondito il linguaggio che utilizzo, per trovare una forma di armonia che ha poco a che fare con la melodia, quanto con l’induzione sonora data dall’uso di specifici toni e frequenze, che si rivelano chiavi di accesso.. un suono che passa facilmente attraverso.

In esso è sempre stato fondamentale il disfacimento di qualsiasi linea guida di tipo compositivo, ponendo sulla sensibilità e l’ascolto la mia attenzione e narrazione, ho così trovato un interesse crescente per le accordature e per i suoni acustici.

Si tratta in fondo per me di recuperare l’Arte dalla coscienza del passato e riproporla in una chiave del tutto nuova, mantenendone l’aura ,contemplando da un lato la musica tradizionale, trasformare l’antico impulso, senza tradire l’aspetto integrale come ispirazione, ma rinnovandone la forma. In essa ogni cosa umana è decantata, e là posso pescare liberamente.. vi sono musiche in cui la natura è sempre in qualche modo presente e splendente.. la visione egocentrica e manipolatrice dell’uomo non era ancora patologica come lo è ora sia ad inquinare l’umano splendore che nel cuore dell’ Arte .

Metaforicamente il punto di vista da cui si osserva diventa la chiave dell’ispirazione , il fare risuonare la materia per fare risplendere lo spazio della coscienza prima che la mente possa decifrarne la natura. La percezione diretta non ha bisogno di stilemi o di concetti da raccontare, perché è sempre stata la contemplazione e l’incontro con l’invisibile il miraggio del mio sforzo. Il titolo dell’album che hai citato raggiunge infatti appieno il concetto d’intento che sto cercando di esprimere, Il volo dell’immagine reale.

2. Mi sembra di riscontrare, rispetto al passato e, in particolare in quest’ultimo “Distillation Of Time”, un uso maggiore delle sonorità acustiche. Cosa ci puoi dire di quest’ultimo lavoro?

Si ho via via concentrato la mia ricerca su strumenti acustici che mi hanno permesso di realizzare degli album specifici realizzati interamente con queste sonorità: è stato il caso dell’album Khen introduce silence , con questo flauto/organo tailandese, oppure Sitar meditation, o altri album in cui è lo zither ad essere protagonista, come Standing in a place.

Distillation of time sta ottenendo un ottimo riscontro, la parte suonata è forse più elaborata e rappresenta per me il raggiungimento dell’essenziale sia nell’accordatura che nel rispetto dello spazio vuoto in maniera che il silenzio sia sempre presente nella musica e conduca con presenza verso stati di contemplazione.

Quando il musicista scompare diventa espressione e medium di altri mondi e si riappropria del significato magico della musica. Questo è un percorso esistenziale prima ancora che musicale, altrimenti il risultato si perderebbe per strada, o comunque non potrebbe raggiungerebbe alcuna meta. L’aspetto della preparazione non è necessariamente di natura musicale, la creazione ha molto a che fare con la sincronicità ed il sacrificio.

3. Hai collaborato con musicisti ambient molto importanti fra cui Robert Rich e Vidna Obmana. In particolare ritengo che “Fissures”, la tua collaborazione con Robert Rich, rappresenti forse uno dei tuoi vertici qualitativi. Hai trovato delle difficoltà nel dover adattare il tuo stile a quello di altri artisti? Puoi citare altre tue collaborazioni che hai trovato significative?

Gli artisti con cui ho collaborato sono davvero molti, specialmente quelli che tu hai citato hanno rappresentato per me, delle anime affini impegnate nel creare mondi che anche io percepivo, quindi non ho trovato alcuna difficoltà nell’affiancare la mia espressione artistica alla loro.    Al contrario ogni collaborazione è stata sicuramente di grande ispirazione ed insegnamento anche dal punto di vista tecnico e compositivo.. e mi ha inoltre permesso di espandere il mio linguaggio e capacità di arrangiamento.

In questa chiave di lettura vedo la mia collaborazione con Robert Rich per me formativa.. certo è stato un vertice qualitativo nella composizione e nella qualità audio, e considerando che all’epoca l’album ha avuto notevole risonanza è senz’altro una delle collaborazioni più fruttuose e famose.

Tra le mie storiche collaborazioni posso citarti gli album cantati usciti per la Projekt, primo tra tutti Apsaras con Amelia Cuni..    mentre tra le ultime mie collaborazioni cito The garland of dissolution con Remco Helbers un album ambient uscito per la mia etichetta Hic Sunt Leones, anche esso ispirato dalla musica indiana, che ha ottenuto un buon riscontro tra i miei ascoltatori.

Sul fronte più elettronico cito invece le collaborazioni con il greco Parallel Worlds, ed il nostro ultimo Utopian blossom, e quelle con Raffaele Serra per Five Thousand Spirits..

Tra le collaborazioni più a nord cito i due album The Otter songs e Lento con Lingua Fungi, artista Finlandese con cui ho visitato e registrato molto materiale nel 2015.

Gli album insieme ad Aglaia sono in evoluzione grazie alla nostra ventennale collaborazione anche come produttore della totalità della loro discografia, ultimo sforzo tre box set di 6 cds di musica ambiente sempre di alto livello.

4. Prima ho accennato alla rivista Deep Listenings di Gianluigi Gasparetti. Se non ricordo male hai anche prodotto il primo disco di Oöphoi. Di recente sono anche emersi dal tuo archivio dei brani in collaborazione con lui.Purtoppo Gianluigi non è più tra noi. Ci puoi lasciare un suo ricordo?

Sicuramente Gianluigi ha influenzato profondamente la scena elettronica e della musica esoterica negli anni 90, dapprima in Italia, come tu ricordi per la miliare rivista Ascolti Profondi che ha tracciato con passione e conoscenza in prima persona una sensibilità unica e profondamente impiegata nel divulgare e nel dare realtà a contenuti che senza una sorta di iniziazione sarebbero allora rimasti nell’ombra. Lui riusciva ad introdurti e ad incuriosire verso artisti di valore ed unicità. Certo internet cominciava solo allora ad essere, ma la mappa che lui ha saputo dare su diversi fronti musicali è indubbiamente unica ed è stata fondamentale per molti neofiti o curiosi del genere. Una parabola simile su un panorama mondiale lo è stato il suo progetto musicale Oöphoi, incominciato proprio con il suo primo cd per Hic Sunt Leones nel 1996, che in pochi anni ha stilato una discografia di tutto rispetto esplorando, o quasi inventando una sua nicchia dell’ambient/elettronica e cercando di renderla protagonista.. tracciando un suo personale percorso per quanto minimale, iniziatore e di valore per il contenuto meditativo e terapeutico.. non a caso considerava Klaus Wiese (Popol Vuh) il suo guru spirituale.. musicista che rappresenta anche per me un riferimento ed importante ispirazione.

5. Un musicista come Steve Roach è stato criticato per ripetere all’infinito la stessa formula. Ormai diventa sempre più difficile per l’ascoltatore riuscire a capire chi ha realmente qualcosa da dire con questo tipo di musica. Ho l’impressione che in troppi si sentano artisti attualmente. Sei d’accordo con questa mia impressione e credi che la musica ambient si sia, con il tempo, inflazionata?

Sono d’accordo sul fatto che la realtà sia quella che tu descrivi, non credo però centri niente Steve Roach.. Egli si è limitato a fare la sua musica, e nell’essere piuttosto produttivo, gli si può criticare di essersi ripetuto, ma il vuoto esistenziale e creativo che dà vita a molteplici progetti di musica ambient è un tutt’altro fenomeno. Direi che è il fenomeno dei fenomeni, quello per cui chi non ha nulla da dire parla..e lo può fare!    e magari pubblica pure.. non è soltanto un risvolto musicale, è un problema psicologico.. che consiste nell’emulare piuttosto che svelare.. e di conseguenza si confonde il mezzo con il fine.. il risultato è una perdita di tempo ed è sicuramente causa dell’ambigua inflazione attribuita al genere.

Infatti per quanto mi riguarda Alio Die rifugge i generi come i vampiri l’aglio, indi per cui se mi ripeto sono cose mie e se cambio pure, chi vuole capire aveva già compreso prima.

La musica, ambient o meno necessita di essere si immaginata e composta, ma se poi non viene vissuta perché il pubblico è distratto, pigro o lobotomizzato, ecco che allora magicamente il livello si abbassa, diventan tutti musicisti brutte copie, a cui manca che so quel guizzo di libertà di espressione, di personalità. L’importante è che una musica risponda a qualche specifica necessità ad una ragione d’essere e che quindi sia ascoltata..

6. In passato avevi un mail order molto fornito per chi voleva approfondire le musiche non convenzionali. Avevi in catalogo anche molta musica che piace ai lettori di Ver Sacrum. Giravi spesso anche le fiere del disco. Ascolti ancora la musica post-punk e i gruppi del folk apocalittico?

Si qualche volta la ascolto ancora, specie il neofolk, o la wave-elettronica, minimalismo etc. L’esplosione di espressione e creatività che abbiamo vissuto musicalmente negli anni 80 e 90 non ha eguali oggi. Negli anni 90 il mio lettore era sempre su play.. allora ho tessuto per molti anni una rete di scambi con diverse etichette specializzate in tutto il mondo e questo mi ha permesso sia di diffondere le mie opere, che avere una approfondita visione di insieme, già molto prima del cambiamento avvenuto con la rete.

Ho ancora un buon catalogo di qualche migliaio di titoli per forza di cose online, ma certamente avere avuto per decenni un contatto diretto con i più appassionati alle fiere del disco, mi ha dato un importante feedback sul reale valore della musica nel corso del tempo.

7. So che ami molto la natura. La tua musica esprime anche una filosofia di vita. Mi sembra che dal tuo lavoro traspare una critica al mondo moderno senza che questo si sia mai tradotto però in prese di posizioni ideologiche. Credi sia ancora possibile trovare il sacro nella realtà pazzesca in cui viviamo?

Naturalmente si. le ideologie sono un trabocchetto preferisco la filosofia, l’essenziale è invisibile agli occhi, ma penso che quando viene negato qualche cosa ‘fuori’ si accentua la sua evidenza ‘dentro’. Il sacro quantomai oggi perseguitato, quanto lo è il mistero, non si può mai trovare come entità separata, o abbiamo cominciato ad alleggerire la mente rendendogli il suo giusto posto, allora il ricongiungimento con la madre terra ci può accogliere nella sua magia, dove tessere passi di pace e di eternità nel suo grembo. La fantasia megalomane di quel non essere integrati, ci fa dimenticare lo scotto per volerci sentire puerilmente unici ed irripetibili, lasciarci ritagliare spazi separati nel lavoro o nello sport ,negli hobbies.. dove eseguiamo compiti e specializzazioni ed identificazioni sempre più distinte, non fa altro che costruire una matrix che ci separa sempre più dalla semplicità dell’essere dal continuum vitae.

Il dividi et impera avviene innanzitutto all’interno di noi stessi, il domatore invisibile ha sembianze di una norma qualsiasi, una ideologia qualsiasi … è un semplice paletto in relazione ad altri paletti messi lì da qualcun altro prima. La presenza mentale risiede con il non sentirsi disadatti al sé, non mischiarsi con tale cerbero, e non dare per scontato ciò che non trova alcun riscontro in natura, non entrare mai in quei camminamenti recintati tipici delle mandrie, nei quali i percorsi sono sempre stabiliti da altri, e ad ogni paletto si riferisce ad una paura corrispondente, che impedisce il libero scorrazzare e del restare vigili del nostro tempio e sovrani del nostro tempo.. vivo in mezzo ai boschi, centrale nella mia vita l’assenza da sempre del televisore e del cellulare.. ed il non avere tempo da perdere nemmeno quando ozio!

Vedere le cose per quello che sono è una tappa difficile ed obbligata per liberarci.. si torna attraverso tutto il processo di individuazione che è stato bloccato e deviato, facendocela sempre sotto il naso, col nostro permesso.. con pazienza si tolgono quindi le illusioni e le paure, si smettono le congetture del giudizio e del paragone e si resta in ascolto nel reale, poi si passa all’azione e ci si installa nella propria anima. La condizione limitata del nostro corpo va accettata, non và raggirata così si allenta la paura di vivere, praticando anche il morire.

Non è un percorso né lungo né breve, non vi è sforzo ma non c’è pigrizia, è semplicemente a mio avviso l’unica cosa per cui vale davvero la pena di essere, ciò è sacro fuoco , trasfigurazione, tutto il resto è distrazione.

8. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Data la situazione di conflitti inflitti senza vergogna alle coscienze ho deciso di infittire le uscite dei miei ordigni sonori, da sempre il mio magazzino di cds è stato ricavato da dalle scatole delle bombe militari che vengono disinnescate non tanto lontano da qui.

Ho preparato alcuni nuovi album che vedranno presto la luce:   Quot dies resurgo (Ogni giorno risorgo) espande di nuove dimensioni gli excursus dalle sonorità medioevali, acustico/elettroniche che hanno caratterizzato la trilogia dei castelli (Aura seminalis/Tempus rei / Horas tibi serenas). Poi c’è in preparazione per la Projekt un nuovo album collaborativo con Dirk Serries dopo tanti anni da Echo passage, che si intitolerà, The eclipse’s chapter.    In seguito un altro album Spirals Of Light, dalle tinte liquide e fluttuanti in cui la componente acustica di salterio e zither è particolarmente sognante e coinvolgente anche grazie ai trattamenti elettronici e le sovrapposizioni di campane e sonagliere.. rilancerà un nuovo inizio!