Nei Conclave rintracciamo la voce di Jerry Orne, già alla guida del terzetto degli Warhorse, ai quali viene attribuito l’oscuro “As heaven turn to ash…” del 2001 (Southern Lord, il Signore la abbia in gloria), annoverato da Stefano Cerati fra qui “cento migliori dischi doom” che costituirono il nucleo solidissimo della sua pertinente trattazione data alle stampe da Tsunami nel 2019. Lettura consigliatissima a chi voglia districarsi nel sottofondo sovente insondabile del doom e derivazioni più o meno ortodosse. 

Se il nome Warhorse può lasciar interdetti, data la quantità di complessi che si attribuiscono/attribuirono quella intestazione, nel caso dei Conclave almeno ad oggi rintracciamo solo una omonimia, ma trattandosi “gli altri” di un gruppo di thrash brasiliano, non possiamo cadere in errore. 

Oggi Orne si accompagna a Jeremy Kibort (chitarre tonitruanti e b’vocals), Dan Blomquist (batteria) e l’altro chitarrista Chris Guigere, assodato che egli si appropria anche del basso, come fu con i W. 

Dawn of days segue di cinque anni “Sins of elders”, titolo magnifico ed evocativo, rispetto alla precedente esperienza (mai comunque ufficialmente dichiarata estinta) un passo ulteriore è stato adunque fatto, e compila cinque brani dall’impatto crudissimo. Doom/sludge che esalta la tradizione americana del “genere”, con le chitarre che si cimentano nell’edificazione di un suono stratificato, facendo sovente ricorso ad arpeggi sinistri che dipingono paesaggi di estrema desolazione, e con la sezione ritmica che presta un lavorio inesausto a loro sostegno. I lancinanti a-soli di “Thrown of spikes”, la ferale “Suicide funeral” (gli adepti del culto-Cathedral si lasceranno sfuggire un sospiro), l’eccellente opener e title-track elevano Dawn of days al rango di disco nobilissimo, il cui lignaggio è indiscutibile. Ed il Massachusetts può così segnare un punto a suo favore, non solo deep-South, il New England è ancora pronto a fornire il suo contributo. E che il Signore abbia in gloria anche l’Argonauta Records!