Like Seven Forgotten Tales è il debut album di un progetto italiano attivo da alcuni anni, i NOKTVA, originari di Catania. Nato dopo l’esperienza dei BeYond Soul, dalla quale proviene, oltre al chitarrista Kurten Keys, anche la tastierista Lvx Nøire, il gruppo trae ispirazione dalla tradizione postpunk e goth, con una rilevante presenza sia della chitarra che del synth, e il pregio di una voce notevole, quella di Miriam. Le atmosfere appaiono straordinariamente drammatiche e angosciose, spesso scandite da ritmiche importanti: in sostanza una celebrazione dell’estetica dark nei suoi aspetti più positivi, con modalità che oggi, a quanto pare, non sono ancora passate di moda. Vediamo l’opener “You Left Me Hanging”: fin dalle prime note, lo scenario non potrebbe essere più cupo e, al centro, spicca una chitarra tormentata, in perfetta combinazione con il ‘rimbombo’ del basso. Subito dopo, “Fate” compie un passo ulteriore verso l’oscurità e nell’espressività vocale di Miriam sembra echeggiare la Siouxsie dei primi tempi, con il vigore e la rabbia che conosciamo, mentre nella seguente “Plastic Rain”, altro episodio decisamente riuscito, oltre alla chitarra brilla indubbiamente anche la parte elettronica; la ‘gotica’ “In Deep”, uscita come singolo e ben illustrata dal video ufficiale che gli spiriti più dark avranno amato alla follia, incalza nel ritmo e nel canto e la chitarra penetra lacerante, facendo presagire momenti esaltanti se suonata live. Quindi, “Aneris”, unico brano con il testo in italiano, dopo un esordio sinistro e opprimente, regala qualche passaggio più ‘benevolo’ grazie alle note di piano che ingentiliscono un contesto altrimenti quasi lugubre mentre “Chaos” resta fedele a canoni postpunk – con qualche deriva deathrock – di efficacia garantita: basso e ritmica grintosi, chitarra incisiva e la voce al meglio. Infine, “Dance of Trees” chiude con un’atmosfera talmente tetra e depressa da fare male un album che non deve sfuggire al popolo dark di ieri e di oggi.